Cecilia/III

III

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III.


Era quello un palpito nuovo, crescente, immenso, che faceva balzare il cuore della povera innocentina. Ma ella sforzavasi di allontanare un pensiero che di tratto in tratto le si affacciava alla mente. Guardava con occhi dolenti le sue povere vesti, le mani incallite; pensava alla sua sì disprezzata condizione, e tutte le più belle illusioni le svanivano ad una ad una, ed il sorriso che stava per spuntarle sul labbro, si convertiva in una amara espressione di angoscia. Dimagrava, impallidiva, cercava di reprimere i palpiti del suo povero cuore, scongiurava la Vergine che la facesse morire perchè ella non poteva più [p. 7 modifica]sostenere una lotta così dolorosa. Vedeva bene quanto fosse tristo il non avere una persona amica nel mondo, alla qual confidare le proprie trepidazioni, le proprie sventure ed aver sollievo nel versare almeno il pianto su di un seno fidato! Erano scorsi quasi tre mesi di questa vita di continuo patimento, di continua battaglia!

Un giorno più del solito stanca e abbattuta stava nella sua cameretta; entrò Sebastiano; era allegro, socchiuse la porta, ed avvicinandosi a lei le disse che ella era stata chiesta in matrimonio da Pietro; il quale essendo dovuto stare per qualche tempo lontano presso un suo fratello gravemente malato non aveva potuto fino allora manifestare alla propria famiglia questo suo divisamento; che tutti in casa di lui erano lietissimi di queste nozze, perchè non avrebbero potuto trovare una ragazza più assennata e più buona di lei, e che gli dicesse apertamente il proprio sentimento, giacchè Pietro lo attendeva sull’uscio di casa ansioso di sapere una risposta.

A queste parole inaspettate, a questa notizia imprevista la povera fanciulla non potè rispondere: un nodo le serrava la gola e la troppa commozione non le lasciava forza per parlare. Tanta e sì inattesa felicità le pareva un sogno: ella dunque poteva aprire il cuore ad un dolce ed ineffabile affetto? Ella dunque troverebbe sulla terra una persona che l’amerebbe, che la farebbe sempre felice? Sventurata orfanella, ella dunque non sarebbe più sola nel mondo ed entrerebbe in una famiglia alla quale apparterebbe veramente? E quel palpito, quel palpito ch’ella sentiva e che voleva reprimere era dunque amore, e quell’immagine vaga e indistinta che da per tutto la seguitava, era dunque quella di Pietro? Tali ed altri pensieri le si affollavano confusi nella mente allorchè di subito si vide spalancare la porla, e Pietro entrò precipitoso nella stanza. Egli non aveva più potuto resistere alla crudele ansietà [p. 8 modifica]dell’incertezza: i loro sguardi s’incontrarono, ed ambedue vi lessero a vicenda la propria felicità. Il vecchio per la prima volta forse in vita sua si sentì veramente commosso, ed abbracciando con paterno affetto i due giovani, per la prima volta diè loro il dolce nome di figli. Cosa divenisti allora, povera Cecilia! qual pienezza di gaudio riempì l’anima tua in quell’istante di sovrumana dolcezza!....