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Anno 320

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Anno di Cristo CCCXX. Indizione VIII.
SILVESTRO papa 7.
COSTANTINO imperadore 14.
LICINIO imperadore 14.
Consoli

FLAVIO VALERIO COSTANTINO AUGUSTO per la sesta volta e FLAVIO VALERIO COSTANTINO juniore CESARE.

Seguitò Valerio Massimo ad essere prefetto di Roma, e seguitò l’Augusto Costantino a dimorar nella Dacia, Pannonia e Mesia, e solamente nell’aprile venne ad Aquileia: del che ci porgono testimonianza le leggi3149 da lui pubblicate in que’ luoghi, a riserva di quella Aquileja, il cui nome vien da me creduto fallato. In vigor d’esse egli raffrenò il rigore dei ricchi, che facilmente s’impadronivano dei beni de’ poveri lor debitori, volendo che fossero rilasciati quei beni, qualora il debito venisse pagato in contanti. Altrove da noi fu fatta menzione della legge Papia3150, e dei regolamenti di Augusto contra chi non prendeva moglie, essendovi pene per questi tali, siccome all’incontro privilegii per chi s’ammogliava: e tutto ciò a fine di procrear figliuoli, dei quali scarseggiava la repubblica, correndo bisogni di gente per le guerre. Ma perciocchè questa legge era contraria alla verginità e continenza, [p. 1147 modifica]virtù lodate dal Vangelo, Costantino, intento a favorir la religion cristiana, levò via le pene intimate contro chiunque era maritato3151, lasciando solamente i privilegii accordati dalla legge Papia a chi avea de’ figliuoli. Per altro santo Ambrosio sostiene3152 che i paesi, dove erano più vergini, come Alessandria, l’Africa e l’Oriente, erano più popolati degli altri. Osservasi ancora che nell’anno presente fece Costantino risplendere l’animo suo misericordioso nell’ordinare che i debitori del fisco non sieno posti nelle prigioni segrete, riserbate ai soli rei di delitti, nè sieno flagellati, nè sottoposti ad altri supplizii inventati dall’insolenza e crudeltà de’ giudici; ma che sieno detenuti in prigioni alla larga, dove ognun possa vederli. La dissolutezza poi de’ costumi e lo sprezzo dell’onestà era una conseguenza della falsa religione dei gentili. Ne abbiam più volte toccata qualche cosa. Costantino prese a correggere alcuno di quegli eccessi. Al ratto delle vergini, divenuto oramai male familiare in Roma, provvide egli con assai rigorose pene, stendendole anche alle stesse fanciulle, che volle prive dell’eredità paterna e materna, ancorchè sembrassero rapite per forza, parendo a lui difficile che non fossero almen colpevoli d’aver avuta poca cura e precauzione nella custodia di un tesoro che lor dovea essere così caro. Provvide in parte ancora alla libidine delle donne che abbandonavano il loro onore agli schiavi3153, con intimar la pena della morte ad esse, e l’essere bruciati vivi ad essi schiavi, con escludere i lor figliuoli da ogni successione e dignità. E fin qui il paganesimo avea senza alcun divieto permesso alle persone maritate il tener delle concubine. Lo proibì Costantino3154, come abuso troppo contrario alle leggi e all’onestà del matrimonio. Fu egli nondimeno il primo che accordasse ai figli naturali qualche luogo nella eredità del padre. Ebbe parimente cura il buon imperadore de’ prigioni accusati di qualche delitto, ordinando che i processi criminali colla maggior diligenza si terminassero; e che gli accusati fossero detenuti in luoghi comodi ed ariosi, soprattutto durante il giorno. Mise anche la pena di morte ai guardiani ed altri ministri delle carceri che maltrattassero i prigionieri o per cavarne del danaro o perchè ne avessero ricevuto dai lor nemici, minacciando l’indignazione sua ai magistrati che non li punissero. Con tutta ragion poi si crede che a quest’anno appartenga la vittoria riportata da Crispo Cesare contra de’ popoli transrenani, di cui parla Nazario3155 all’anno seguente. Altra particolarità non ne sappiamo, se non che questo giovinetto principe fu alle mani con loro, li vinse e supplichevoli gli ammise alla pace. Qualche medaglia3156 cel rappresenta vincitor degli Alamanni. Abbiamo ancora da Eusebio3157 che circa questi tempi Licinio imperador d’Oriente cominciò a scoprire il suo mal animo contra de’ cristiani, perchè li cacciò tutti dalla sua corte.