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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/603


provincie romane. Forse anche era insorta guerra con loro. Sembra più verisimile ch’egli attendesse a fortificar quelle città, per essere all’ordine, giacchè correva sospetto che Licinio Augusto suo cognato macchinasse un dì guerra contro di lui. Ma quivi stando, non lasciava di promuovere il buon governo di Roma e dell’Italia, specialmente accudendo a levarne i disordini e gli abusi introdotti sotto i principi cattivi, e per istabilir dappertutto la umanità e la pace. Molte savie leggi da lui pubblicate in quest’anno si trovano raccolte dal Gotofredo3144 e dal Relando3145. Da due di esse3146, date nel dì 1 di febbraio e 15 di maggio, raccogliamo ch’egli cominciò a metter freno alle imposture degli aruspici ed altri indovini della gentilità, acciocchè con vane speranze non ingannassero chi loro prestava fede; comandando che non potessero entrare in casa alcuna particolare per esercitarvi il lor mestiere, ma che loro unicamente fosse permesso il farlo nei templi e luoghi pubblici. Zosimo3147, fiero nemico di Costantino, pretende ch’egli solamente dopo la morte di Crispo e di Fausta prendesse avversione a quella razza di furbi, de’ quali si fosse ben servito in addietro, con avergli predetto essi più fiate l’avvenire. Resta la di lui asserzione smentita dalle suddette sue leggi, scorgendosi che il saggio Augusto avea già scoperta la vanità di quell’arte, e la contava fra le superstizioni. Troppo lungi mi condurrebbe il ragionamento, se volessi qui rammentar tutte le sagge ordinazioni da lui fatte sopra altri soggetti in benefizio del pubblico, e riguardanti i servi, gli accusatori, le pasquinate, il mantenimento delle strade, varii artefici, gli sponsali, e così discorrendo. Truovansi ancora alcune leggi da lui date in Aquileia nel giugno e luglio di quest’anno; segno ch’egli venne sino alle porte d’Italia, se pur non sono fallate, come dirò, quelle date. Ma che andasse anche a Roma, qualche legge sembra indicarlo; contuttociò si può tener per fermo che sieno scorrette quelle date. Parlai poco fa di guerra coi Sarmati, ed in fatti crede il padre Pagi3148 che in quest’anno essa avesse principio, e continuasse nei tre seguenti; ma senza aver noi notizia sicura del tempo, anzi potendosi credere ciò non vero, per quel che osserveremo andando innanzi.




Anno di Cristo CCCXX. Indizione VIII.
SILVESTRO papa 7.
COSTANTINO imperadore 14.
LICINIO imperadore 14.

Consoli

FLAVIO VALERIO COSTANTINO AUGUSTO per la sesta volta e FLAVIO VALERIO COSTANTINO juniore CESARE.

Seguitò Valerio Massimo ad essere prefetto di Roma, e seguitò l’Augusto Costantino a dimorar nella Dacia, Pannonia e Mesia, e solamente nell’aprile venne ad Aquileia: del che ci porgono testimonianza le leggi3149 da lui pubblicate in que’ luoghi, a riserva di quella Aquileja, il cui nome vien da me creduto fallato. In vigor d’esse egli raffrenò il rigore dei ricchi, che facilmente s’impadronivano dei beni de’ poveri lor debitori, volendo che fossero rilasciati quei beni, qualora il debito venisse pagato in contanti. Altrove da noi fu fatta menzione della legge Papia3150, e dei regolamenti di Augusto contra chi non prendeva moglie, essendovi pene per questi tali, siccome all’incontro privilegii per chi s’ammogliava: e tutto ciò a fine di procrear figliuoli, dei quali scarseggiava la repubblica, correndo bisogni di gente per le guerre. Ma perciocchè questa legge era contraria alla verginità e continenza,