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Anno 319

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Anno di Cristo CCCXIX. Indizione VII.
SILVESTRO papa 6.
COSTANTINO imperadore 13.
LICINIO imperadore 13.
Consoli

FLAVIO VALERIO COSTANTINO AUGUSTO per la quinta volta e VALERIO LICINIANO LICINIO CESARE.

Continuò Settimio Basso nella prefettura di Roma sino alle calende di settembre, nel qual giorno succedette a lui in quella carica Valerio Massimo Basilio, il quale seguitò anche per li tre susseguenti anni, siccome dignità che non avea tempo fisso, e dipendeva dal solo volere del principe. Nel Catalogo del Cuspiniano, chiamato anche del Bucherio, egli si truova nei susseguenti anni appellato solamente Valerio Massimo; e varii rescritti di Costantino compariscono indirizzati a Massimo prefetto di Roma: che per quel solo cognome era egli più comunemente conosciuto. Il soggiorno dell’Augusto Costantino era tuttavia nell’Illirico, che abbracciava allora anche la Pannonia e la Dacia nuova: ciò apparendo da varie sue leggi. I motivi di fermarsi in quelle contrade, prive delle delizie dell’Italia e della Gallia, possiam credere che fossero l’amore verso un paese stato patria sua, ma più il vegliare agli andamenti dei Sarmati e di altre nazioni barbariche, sempre ansanti di bottinar nelle


Anno di Cristo CCCXVIII. Indizione VI.
SILVESTRO papa 5.
COSTANTINO imperadore 12.
LICINIO imperadore 12.
Consoli

PUBLIO VALERIO LICINIO AUGUSTO per la quinta volta, e FLAVIO GIULIO CRISPO CESARE.

Continuò ad esercitare anche per quest’anno la carica di prefetto di Roma Settimio Basso3138; ma perchè egli fu obbligato a portarsi alla corte di Costantino, probabilmente soggiornante anche allor nell’Illirico, Giulio Cassio dal dì 13 di luglio fino al dì 13 d’agosto sostenne le sue veci in quell’uffizio, finchè, ritornato esso Basso, ne ripigliò l’esercizio. Nulla di rilevante intorno a Costantino ci somministra in quest’anno la storia, se non che troviamo tuttavia esso Augusto nell’Illirico, e particolarmente in Sirmio3139, dove son date due sue leggi. Intanto, siccome abbiamo da Eusebio3140, sotto questo piissimo Augusto godevano i cristiani una tranquillissima pace e libertà, crescendo ogni dì più il lor numero, ed alzandosi per tutto il romano imperio chiese e suntuosi templi al vero Iddio. Somministrava il buon principe, come consta dai suoi rescritti, ai vescovi dell’erario proprio l’occorrente danaro per le fabbriche e per altre spese pertinenti al culto divino; esentava inoltre i sacri ministri della Chiesa di Dio dalle gravezze imposte ai secolari. E quantunque Licinio Augusto in Oriente professasse come prima il culto degl’idoli, pure, più per paura di Costantino che per proprio genio, non inquietava punto i fedeli, i quali ne’ paesi di sua giurisdizione abbondavano anche più che in altri luoghi. Tuttavia Sozomeno è di parere3141 che Licinio in qualche tempo si mostrasse seguace o almen fautore della religion di Cristo; e può questo dedursi anche da un passo d’Eusebio3142, siccome osservò il padre Pagi3143. Ma fuor di dubbio è, per attestato de’ medesimi due antichi storici, ch’egli o non mai ben rinunziò alla superstizion de’ Gentili, o pure, dappoichè nella battaglia di Cibala restò sconfitto da Costantino, la ripigliò come prima, ed in quella credenza terminò poi i suoi giorni.


[p. 1145 modifica]provincie romane. Forse anche era insorta guerra con loro. Sembra più verisimile ch’egli attendesse a fortificar quelle città, per essere all’ordine, giacchè correva sospetto che Licinio Augusto suo cognato macchinasse un dì guerra contro di lui. Ma quivi stando, non lasciava di promuovere il buon governo di Roma e dell’Italia, specialmente accudendo a levarne i disordini e gli abusi introdotti sotto i principi cattivi, e per istabilir dappertutto la umanità e la pace. Molte savie leggi da lui pubblicate in quest’anno si trovano raccolte dal Gotofredo3144 e dal Relando3145. Da due di esse3146, date nel dì 1 di febbraio e 15 di maggio, raccogliamo ch’egli cominciò a metter freno alle imposture degli aruspici ed altri indovini della gentilità, acciocchè con vane speranze non ingannassero chi loro prestava fede; comandando che non potessero entrare in casa alcuna particolare per esercitarvi il lor mestiere, ma che loro unicamente fosse permesso il farlo nei templi e luoghi pubblici. Zosimo3147, fiero nemico di Costantino, pretende ch’egli solamente dopo la morte di Crispo e di Fausta prendesse avversione a quella razza di furbi, de’ quali si fosse ben servito in addietro, con avergli predetto essi più fiate l’avvenire. Resta la di lui asserzione smentita dalle suddette sue leggi, scorgendosi che il saggio Augusto avea già scoperta la vanità di quell’arte, e la contava fra le superstizioni. Troppo lungi mi condurrebbe il ragionamento, se volessi qui rammentar tutte le sagge ordinazioni da lui fatte sopra altri soggetti in benefizio del pubblico, e riguardanti i servi, gli accusatori, le pasquinate, il mantenimento delle strade, varii artefici, gli sponsali, e così discorrendo. Truovansi ancora alcune leggi da lui date in Aquileia nel giugno e luglio di quest’anno; segno ch’egli venne sino alle porte d’Italia, se pur non sono fallate, come dirò, quelle date. Ma che andasse anche a Roma, qualche legge sembra indicarlo; contuttociò si può tener per fermo che sieno scorrette quelle date. Parlai poco fa di guerra coi Sarmati, ed in fatti crede il padre Pagi3148 che in quest’anno essa avesse principio, e continuasse nei tre seguenti; ma senza aver noi notizia sicura del tempo, anzi potendosi credere ciò non vero, per quel che osserveremo andando innanzi.