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Anno di Cristo CCLXXXVI. Indizione IV.
CAIO papa 4.
DIOCLEZIANO imperadore 3.
MASSIMIANO imperadore 1.
Consoli

MARCO GIUNIO MASSIMO per la seconda volta e VETTIO AQUILINO.

Diocleziano, che abbiam veduto sì prosperosamente portato al soglio imperiale, e sbrigato dagli emuli suoi, era oriondo2698 da Dioclea, città della Dalmazia; portò anche il nome di Diocle, che cangiò poscia in quello di Diocleziano. L’uno dei Vittori2699 e Zonara il fanno di famiglia bassissima; ed opinione anche fu che fosse liberato, o pur figliuolo di un liberto di Anulino senatore. I più nondimeno credeano che suo padre fosse stato uno scrivano o notaio. Non si sa perchè egli assumesse il nome di Caio Valerio Diocleziano, come per l’ordinario era chiamato. Truovasi col nome ancora di Caio Aurelio Valerio Diocleziano, per mostrarsi forse successore ed erede di Marco Aurelio Caro, e di Numeriano suo figlio. Per la via dell’armi andò salendo sino ad essere comandante delle milizie della Mesia; e sotto Numeriano fu capitano della guardia a cavallo. Fama era che gli fosse stato predetto dalla moglie di un druido, a Tungres nelle Gallie, ch’egli sarebbe imperadore2700. Imperocchè, facendo i conti con quella donna istessa, questa disse ch’egli era troppo avaro. Diocleziano burlando le rispose che sarebbe poi liberale quando fosse divenuto imperadore. Replicò la donna che non burlasse, perchè tale sarebbe, allorchè avesse ucciso un apro, cioè un cignale. Non cadde in terra questa parola. Da lì innanzi Diocleziano si dilettò molto della caccia e di uccidere dei cignali, ma senza veder mai effettuata la predizione. Allora poi ch’ebbe ucciso il prefetto del pretorio Apro, gridò: Ora sì che ho ucciso il fatal cignale; racconto che ha del curioso, purchè questa cosa nata non fosse e inventata da qualche bell’ingegno dopo del fatto. Il credito di Diocleziano2701 l’aveva portato al posto di console surrogato nell’anno 283, siccome accennai di sopra. Non si può negare: in lui s’univano delle invidiabili qualità, e soprattutto mirabile fu in lui l’accortezza e vivacità della mente. In questa non avea pari; col suo mezzo penetrava facilmente nel cuore altrui per iscoprirne le intenzioni e non lasciarsi ingannare; e mercè d’essa ne’ bisogni e pericoli sapea tosto ritrovar ripieghi e scappatoie, con prevedere a tutto, con simulare e dissimulare dovunque occorreva. L’umor suo era veramente impetuoso e violento, ma s’era anche avvezzato a ritenerlo e a comandare a sè stesso; [p. 1013 modifica]e quando ancora prorompeva in crudeltà, avea l’arte di coprirla, e di rigettarne l’odiosità sopra i consiglieri e ministri. Ancorchè fosse inclinatissimo al risparmio e alla avarizia, sino a commettere ogni sorta d’ingiustizia per danari, pure si mostrava appassionato del fasto, massimamente nella pompa de’ suoi abiti, sì ricchi d’oro e di gemme, che superò la vanità de’ più vani suoi antecessori. Ma questo fu il più picciolo sfogo della sua superbia. Giunse egli col tempo, ad imitazion di Caligola e di Domiziano, a farsi chiamar Signore, ed adorare qual Dio: pazzia che Vittore scusa con dire ch’egli non lasciò per questo di comparir padre dei suoi popoli. Noi vedremo le di lui militari imprese; e pure Lattanzio ci assicura ch’egli naturalmente era timido e tremava ne’ pericoli. Ma in fine, la lunghezza del suo imperio, benchè agitata da assaissime tempeste, è un bastante argomento di credere che Diocleziano fosse uomo di gran testa, e capacissimo di reggere un vasto imperio, con saper tenere in freno i soldati e i grandi, veduti da noi autori in addietro di tante mutazioni e tragedie. Aveva ben egli moglie, cioè Prisca, ma non aveva figliuoli maschi da essa. Però, volendo provvedersi di un aiuto, per sostenere il gran peso di quell’ampia monarchia, uno ne scelse, e questi fu Massimiano, appellato Marco Aurelio Valerio Massimiano nelle monete2702 ed iscrizioni: nomi ch’egli prese dallo stesso suo benefattor Diocleziano, come se fosse stato adottato da lui. Convennero anche fra loro che Diocleziano prendesse il titolo di Giovio, e Massimiano quello d’Erculio, quasi che fosse rinato Giove, per cui tante belle azioni Ercole fece, come s’ha dalle favole. E ornati di questi due vani e ridicoli titoli si trovano amendue nelle antiche storie. Credesi che Diocleziano fosse nato circa l’anno 255, e Massimiano circa l’anno 250. La patria d’esso Massimiano fu una villa del distretto di Sirmio nella Pannonia, dove egli col tempo fece fabbricare un suntuoso palazzo. I suoi genitori si guadagnavano il pane con lavorare a giornata per altri. Ma il mestier della guerra quel fu che da sì bassa condizione alzò a varii gradi e finalmente alla più sublime grandezza Massimiano2703. Era egli sempre stato amico intrinseco di Diocleziano, e partecipe di tutti i suoi segreti. Parecchi attestati della sua bravura parimente avea dato in varie guerre al Danubio, all’Eufrate, al Reno, all’Oceano2704 sotto Aureliano e Probo Augusti; e però Diocleziano, sentendo sè stesso di natural timido e bisognoso di chi avesse petto per lui alle occasioni, elesse l’amico Massimiano per suo braccio diritto, e poi per compagno nel trono, tuttochè non apparisca che fra loro passasse parentela alcuna. Cioè primieramente nel precedente anno il creò Cesare, e cominciò ad appoggiargli i rischi e le più importanti imprese dell’imperio. Da che fu partito dalle Gallie Carino, ovvero dappoichè s’intese la di lui morte, s’erano sollevati in esse Gallie due capi di masnadieri, cioè Lucio Eliano e Gneo Salvio Amando: che così si veggono appellati, e col titolo d’Augusti in due medaglie2705, se pur esse son vere, giacchè Eliano dal Tillemont2706 è appellato Aulo Pomponio, e può dubitarsi che il desiderio degli amatori dei musei di aver continuata la serie di tutti gli imperadori, abbia mosso gl’impostori ad appagarli. Costoro adunque alla testa di numerose schiere di contadini e ladri, chiamati Bagaudi, si diedero a scorrere e saccheggiar le Gallie, con forzare talvolta anche le stesse città. [p. 1015 modifica]Diocleziano contra di tal gente non tardò a spedir Massimiano2707 con assai forze, e questi dopo alcuni combattimenti dissipò quella canaglia, e rimise in pace le Gallie. S’è disputato fra i letterati2708 se questa impresa di Massimiano Erculio appartenga all’anno precedente, oppure al presente o seguente. Probabilmente i lettori non amerebbono ch’io entrassi in sì fatto litigio, e massimamente perchè non è sì facile il deciderlo. Quel sì in che convengono essi eruditi, si è che Diocleziano essendo in Nicomedia, e sempre più riconoscendo quanto egli si poteva promettere di questo suo bravo e vecchio amico, cioè di Massimiano, nell’anno corrente il dichiarò anche Augusto e collega nell’imperio nel dì primo di aprile, per quanto si ricava da Idacio nei Fasti2709. Fu stupenda cosa in que’ tempi il vedere come questi due Augusti, senza legame di sangue, e d’umore l’un dall’altro diverso, pure andassero da lì innanzi sì uniti, o governassero a guisa di due buoni fratelli. Conservava Massimiano quel rustico che egli aveva portato dalla nascita, non meno nel volto che ne’ costumi2710. Il suo naturale era aspro e violento, privo di civiltà e di umanità; si osservava anche dell’imprudenza nei suoi disegni. Diocleziano, all’incontro, siccome furbo al maggior segno, affettava l’affabilità e la dolcezza2711, con lamentarsi anche talvolta della durezza di Massimiano. Ma sapeva valersi della di lui ferocia e selvatichezza all’esecuzion de’ suoi voleri; e qualor si trattava di qualche risoluzion severa ed odiosa, a lui ne dava l’incumbenza e l’onore, sicuro che l’altro, senza farsi pregare, l’avrebbe ubbidito. Il perchè chi mirava le sole apparenze, diceva che Diocleziano era nato per fare un secolo d’oro, e Massimiano un secolo di ferro. Abbiamo inoltre da Lattanzio2712 che Massimiano non si assomigliava già all’altro nell’avarizia, amando di comparir liberale; ma qualora abbisognava di danaro, sapeva anche addossar dei delitti di false cospirazioni ai più ricchi senatori, e fargli uccidere per occupare i loro beni. Parla in oltre Lattanzio dell’insaziabil lussuria di Massimiano, e della violenza che egli usava dappertutto alle figliuole de’ benestanti. Un passo di Mamertino2713 sembra indicare che appena dopo la sconfitta de’ Bagaudi facessero un’irruzion nelle Gallie i Borgognoni, Alamanni, Caiboni ed Eruli, popoli della Germania. Furono anch’essi ben ricevuti da Massimiano che si trovava in quelle parti; pochi d’essi si contarono che non restassero vittima delle spade romane, niuno quasi essendone restato che potesse portar la nuova della rotta alle proprie contrade. Vedesi una iscrizione fatta prima del dì 17 di settembre dell’anno presente2714, in cui Diocleziano porta i titoli di Germanico e Britannico, credendosi questi derivati dalla vittoria suddetta, e da qualche altra riportata dai suoi generali nella Bretagna.




Anno di Cristo CCLXXXVII. Indizione V.
CAIO papa 5.
DIOCLEZIANO imperadore 4.
MASSIMIANO imperadore 2.
Consoli

CAIO AURELIO VALERIO DIOCLEZIANO per la terza volta e MARCO AURELIO VALERIO MASSIMIANO.

Prefetto di Roma2715 fu in questo anno Giunio Massimo, da noi veduto console. Un medaglione illustrato dall’incomparabile cardinal Noris2716, e