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e quando ancora prorompeva in crudeltà, avea l’arte di coprirla, e di rigettarne l’odiosità sopra i consiglieri e ministri. Ancorchè fosse inclinatissimo al risparmio e alla avarizia, sino a commettere ogni sorta d’ingiustizia per danari, pure si mostrava appassionato del fasto, massimamente nella pompa de’ suoi abiti, sì ricchi d’oro e di gemme, che superò la vanità de’ più vani suoi antecessori. Ma questo fu il più picciolo sfogo della sua superbia. Giunse egli col tempo, ad imitazion di Caligola e di Domiziano, a farsi chiamar Signore, ed adorare qual Dio: pazzia che Vittore scusa con dire ch’egli non lasciò per questo di comparir padre dei suoi popoli. Noi vedremo le di lui militari imprese; e pure Lattanzio ci assicura ch’egli naturalmente era timido e tremava ne’ pericoli. Ma in fine, la lunghezza del suo imperio, benchè agitata da assaissime tempeste, è un bastante argomento di credere che Diocleziano fosse uomo di gran testa, e capacissimo di reggere un vasto imperio, con saper tenere in freno i soldati e i grandi, veduti da noi autori in addietro di tante mutazioni e tragedie. Aveva ben egli moglie, cioè Prisca, ma non aveva figliuoli maschi da essa. Però, volendo provvedersi di un aiuto, per sostenere il gran peso di quell’ampia monarchia, uno ne scelse, e questi fu Massimiano, appellato Marco Aurelio Valerio Massimiano nelle monete2702 ed iscrizioni: nomi ch’egli prese dallo stesso suo benefattor Diocleziano, come se fosse stato adottato da lui. Convennero anche fra loro che Diocleziano prendesse il titolo di Giovio, e Massimiano quello d’Erculio, quasi che fosse rinato Giove, per cui tante belle azioni Ercole fece, come s’ha dalle favole. E ornati di questi due vani e ridicoli titoli si trovano amendue nelle antiche storie. Credesi che Diocleziano fosse nato circa l’anno 255, e Massimiano circa l’anno 250. La patria d’esso Massimiano fu una villa del distretto di Sirmio nella Pannonia, dove egli col tempo fece fabbricare un suntuoso palazzo. I suoi genitori si guadagnavano il pane con lavorare a giornata per altri. Ma il mestier della guerra quel fu che da sì bassa condizione alzò a varii gradi e finalmente alla più sublime grandezza Massimiano2703. Era egli sempre stato amico intrinseco di Diocleziano, e partecipe di tutti i suoi segreti. Parecchi attestati della sua bravura parimente avea dato in varie guerre al Danubio, all’Eufrate, al Reno, all’Oceano2704 sotto Aureliano e Probo Augusti; e però Diocleziano, sentendo sè stesso di natural timido e bisognoso di chi avesse petto per lui alle occasioni, elesse l’amico Massimiano per suo braccio diritto, e poi per compagno nel trono, tuttochè non apparisca che fra loro passasse parentela alcuna. Cioè primieramente nel precedente anno il creò Cesare, e cominciò ad appoggiargli i rischi e le più importanti imprese dell’imperio. Da che fu partito dalle Gallie Carino, ovvero dappoichè s’intese la di lui morte, s’erano sollevati in esse Gallie due capi di masnadieri, cioè Lucio Eliano e Gneo Salvio Amando: che così si veggono appellati, e col titolo d’Augusti in due medaglie2705, se pur esse son vere, giacchè Eliano dal Tillemont2706 è appellato Aulo Pomponio, e può dubitarsi che il desiderio degli amatori dei musei di aver continuata la serie di tutti gli imperadori, abbia mosso gl’impostori ad appagarli. Costoro adunque alla testa di numerose schiere di contadini e ladri, chiamati Bagaudi, si diedero a scorrere e saccheggiar le Gallie, con forzare talvolta anche le stesse città.