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Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/249

Anno 249

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Anno di Cristo CCXLIX. Indizione XII.
FABIANO papa 14.
FILIPPO imperadore 6.
FILIPPO juniore imperad. 3.
DECIO imperadore 1.
Consoli

MARCO EMILIANO per la seconda volta e GIUNIO AQUILINO.

Cominciarono a sconcertarsi, se non nell’anno antecedente, certo nel presente, gli affari di Filippo imperadore, non già per colpa di lui, perchè era buon uomo, nè facea male ad alcuno, e però fu creduto da alcuni che fosse cristiano; ma per le gravi imposte, motivo sempre di doglianze ai popoli, e perchè i governatori ed uffiziali da lui posti nelle provincie, o non sapeano governare, o troppo voleano governare; perlochè erano odiati dai soldati e dai popoli. Essendo governatore della Soria Prisco fratello di Filippo Augusto, e rendutosi egli oramai insoffribile, si fece in quelle parti una sedizione2158, e fu proclamato Imperadore un certo Papiano, di cui perì tosto la memoria, perchè fu ucciso. Fa menzione Aurelio Vittore2159 sotto l’imperio di Decio successor di Filippo di un Jotapiano che aspirò all’imperio in quelle parti, per essere, diceva egli, parente di Alessandro. Verisimilmente costui è il medesimo che presso Zosimo porta il nome di Papiano, e come un fungo fece la comparsa d’imperadore sotto Filippo. Ne’ medesimi tempi nella Mesia e Pannonia, governate allora da Severiano suocero di Filippo, succedette un’altra sedizione, per cui alquanti di quei popoli e soldati acclamarono Imperadore un certo Marino centurione, o qualche cosa di più in quelle armate, che si crede chiamato in alcune medaglie (se di sicura antichità, non so) Publio Carvilio Marino2160. Portate queste nuove a Roma, alterossi forte l’Augusto Filippo, sì pel timore che l’incendio crescesse, e sì perchè amava la quiete per sè stesso, e la lasciava godere agli altri. Andossene al senato per pregarlo di aiuto in sì gravi congiunture, e disse ancora, se dispiaceva il suo governo, di esser pronto a deporre l’augusto suo ministero. Parevano legate le lingue di cadaun senatore, ma in fine Decio, un di essi, per nobiltà di sangue e per molte belle doti personaggio assai riguardevole, si alzò e disse che non v’era motivo di tremare per quelle novità, perchè fatte da persone mancanti di nobiltà, di seguito e di mezzi per sostenersi; e che perciò avesse un po’ di pazienza, perchè non tarderebbono a svanire quei fantasmi d’imperadori. Così fu: anche a Marino s’intese fra poco tolta la vita. Ma non cessando in Filippo la paura di altri simili sconcerti, perchè sapea quanto mal animo nudrissero i soldati verso dei loro uffiziali, gli cadde [p. 861 modifica]in mente di spedir nella Mesia e Pannonia per governatore un uomo di vaglia, e mise gli occhi addosso al suddetto Decio. Questi si scusò per quanto potè; ma cotanto Filippo il pregò, e quasi lo sforzò, che, benchè contra sua voglia, accettò quell’impiego, ed andò2161. All’arrivo suo rimasero ben confuse e turbate quelle milizie, giudicando non per altro essere stato mandato Decio colà che per dare un esemplar gastigo a chi avea avuta mano nella ribellione. Furono a consiglio, e tanto per esentarsi dal di lui rigore, quanto per precautarsi all’avvenire, determinarono di crear Imperadore il medesimo Decio, in cui riconoscevano tutte le doti convenevoli per sì eccelsa dignità. Se senza saputa di lui, Dio lo sa. Presentatisi dunque all’improvviso a Decio, con alte voci lo acclamarono Imperadore, e gli misero addosso la porpora. Non mancò egli di fare ogni possibil resistenza a questa novità, parlando, per quanto si crede, di cuore, a fine di scuotere quella nobilissima sì, ma pericolosa soma; nulladimeno per le minaccie de’ soldati, che misero mano alle spade, gli convenne quetarsi. Per attestato di Zonara2162, scrisse Decio delle lettere segrete a Filippo, adducendo in sua scusa la violenza a lui fatta, ed assicurandolo che verrebbe a Roma, e deporrebbe la porpora. Ma Filippo Augusto punto non si fidò di queste parole, credute da lui trappole, perchè persuaso che Decio avesse tramata d’accordo la ribellione ed esaltazione sua2163. Raunata perciò una poderosa armata, ancorchè la sua età e la poca sanità potessero dissuadergli l’andare, pure, lasciato il figliuolo Augusto al governo di Roma, s’inviò in persona contra di Decio, il quale colle sue soldatesche s’era già messo in viaggio alla volta dell’Italia. Restarono in Roma tanti pretoriani che bastassero alla difesa del figlio2164, Incontraronsi le due nemiche armate nelle campagne di Verona; superiore era di numero e di forze quella di Filippo; ciò non ostante, il valore e la buona condotta di Decio fecero piegar la vittoria in suo favore. Zosimo e Zonara scrivono che nel calore di quella battaglia restò ucciso Filippo; Eutropio, Aurelio Vittore ed Eusebio2165 il fanno trucidato in Verona, mettendo forse la città per denotare il territorio. Fu inviata la di lui testa a Roma, dove i soldati non tardarono ad uccider anche il giovinetto Filippo Augusto, il quale, per testimonianza di Aurelio Vittore, si trovava allora in età di dodici anni, di naturale sì severo e malinconico, che dopo i primi suoi cinque anni per qualunque spettacolo o facezia non fu mai veduto ridere; e perchè ne’ giuochi secolari avea osservato il padre imperadore sbardellatamente ridere, con volto corruccioso il guatò. Spropositato racconto è quello della Cronica Alessandrina2166, dove si narra che il giovine Filippo, rappresentato vivente anche sotto Gallo e Volusiano, con felicità fece molte guerre, finchè combattendo contra ai Gepidi cade da cavallo, e si ruppe una costa: laonde portato a Roma, quivi terminò i i suoi dì in età di quarantacinque anni. Ma io ho osservato altrove2167 che abbiam quella cronica di mano di Andrea Darmario greco impostore. Forse in vece di Filippo, si dee scrivere Decio juniore, benchè nè pur ciò si accordi colla vera storia. Si accorda bensì colla verità quanto è ivi scritto intorno all’avere Filippo seniore istituite alcune compagnie di giovani scelti per le guardie del corpo. Nella iscrizione da me pubblicata2168, di cui feci menzione di sopra, si vede che erano dieci coorti appellate filippiane. [p. 863 modifica]L’anno, in cui restò abbreviata la vita a questi due imperadori, è senza fallo il presente: il mese e il giorno sono incerti. Si può stare all’opinione del padre Pagi2169 che mette la lor morte circa il mese di luglio, giacchè abbiamo una legge di Filippo, data nel dì 19 di giugno sotto questi consoli, e un’altra di Decio suo successore, data nel dì 19 di ottobre parimente nel presente anno. Parlerò di esso Decio nell’anno seguente. Nè si dee tacere che, regnando i due Filippi Augusti2170, si suscitò in Alessandria, probabilmente nell’anno precedente, una persecuzione contra de’ cristiani, mossa non già per ordine o editto alcuno di essi imperadori, ma per la malignità di que’ cittadini pagani, facili ai tumulti, e che miravano sempre di mal occhio i seguaci di Gesù Cristo. Ne fa menzione san Dionisio, vescovo celebre di quella gran città, che fioriva in questi tempi, siccome ancora fiorì Origene, scrittore di gran nome, ma non egualmente glorioso nella Chiesa di Dio. In quest’anno ancora, ovvero nel precedente, fu creato vescovo di Cartagine l’insigne martire e scrittore sacro san Cipriano.