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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/461


in mente di spedir nella Mesia e Pannonia per governatore un uomo di vaglia, e mise gli occhi addosso al suddetto Decio. Questi si scusò per quanto potè; ma cotanto Filippo il pregò, e quasi lo sforzò, che, benchè contra sua voglia, accettò quell’impiego, ed andò2161. All’arrivo suo rimasero ben confuse e turbate quelle milizie, giudicando non per altro essere stato mandato Decio colà che per dare un esemplar gastigo a chi avea avuta mano nella ribellione. Furono a consiglio, e tanto per esentarsi dal di lui rigore, quanto per precautarsi all’avvenire, determinarono di crear Imperadore il medesimo Decio, in cui riconoscevano tutte le doti convenevoli per sì eccelsa dignità. Se senza saputa di lui, Dio lo sa. Presentatisi dunque all’improvviso a Decio, con alte voci lo acclamarono Imperadore, e gli misero addosso la porpora. Non mancò egli di fare ogni possibil resistenza a questa novità, parlando, per quanto si crede, di cuore, a fine di scuotere quella nobilissima sì, ma pericolosa soma; nulladimeno per le minaccie de’ soldati, che misero mano alle spade, gli convenne quetarsi. Per attestato di Zonara2162, scrisse Decio delle lettere segrete a Filippo, adducendo in sua scusa la violenza a lui fatta, ed assicurandolo che verrebbe a Roma, e deporrebbe la porpora. Ma Filippo Augusto punto non si fidò di queste parole, credute da lui trappole, perchè persuaso che Decio avesse tramata d’accordo la ribellione ed esaltazione sua2163. Raunata perciò una poderosa armata, ancorchè la sua età e la poca sanità potessero dissuadergli l’andare, pure, lasciato il figliuolo Augusto al governo di Roma, s’inviò in persona contra di Decio, il quale colle sue soldatesche s’era già messo in viaggio alla volta dell’Italia. Restarono in Roma tanti pretoriani che bastassero alla difesa del figlio2164, Incontraronsi le due nemiche armate nelle campagne di Verona; superiore era di numero e di forze quella di Filippo; ciò non ostante, il valore e la buona condotta di Decio fecero piegar la vittoria in suo favore. Zosimo e Zonara scrivono che nel calore di quella battaglia restò ucciso Filippo; Eutropio, Aurelio Vittore ed Eusebio2165 il fanno trucidato in Verona, mettendo forse la città per denotare il territorio. Fu inviata la di lui testa a Roma, dove i soldati non tardarono ad uccider anche il giovinetto Filippo Augusto, il quale, per testimonianza di Aurelio Vittore, si trovava allora in età di dodici anni, di naturale sì severo e malinconico, che dopo i primi suoi cinque anni per qualunque spettacolo o facezia non fu mai veduto ridere; e perchè ne’ giuochi secolari avea osservato il padre imperadore sbardellatamente ridere, con volto corruccioso il guatò. Spropositato racconto è quello della Cronica Alessandrina2166, dove si narra che il giovine Filippo, rappresentato vivente anche sotto Gallo e Volusiano, con felicità fece molte guerre, finchè combattendo contra ai Gepidi cade da cavallo, e si ruppe una costa: laonde portato a Roma, quivi terminò i i suoi dì in età di quarantacinque anni. Ma io ho osservato altrove2167 che abbiam quella cronica di mano di Andrea Darmario greco impostore. Forse in vece di Filippo, si dee scrivere Decio juniore, benchè nè pur ciò si accordi colla vera storia. Si accorda bensì colla verità quanto è ivi scritto intorno all’avere Filippo seniore istituite alcune compagnie di giovani scelti per le guardie del corpo. Nella iscrizione da me pubblicata2168, di cui feci menzione di sopra, si vede che erano dieci coorti appellate filippiane.