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Anno 231

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Anno di Cristo CCXXXI. Indizione IX.
PONZIANO papa 2.
ALESSANDRO imperadore 10.
Consoli

POMPEIANO e PELIGNIANO.

Non mi son io attentato a chiamare il primo di questi consoli Civica Pompeiano, perchè quel Civica viene da una sola iscrizione del Gudio, le cui merci sono a me sospette. Nell’anno 209 era stato console Civica Pompeiano. Un altro ne troveremo all’anno 241. Ma certo non è che ancor questo Pompeiano fosse appellato Civica. Il secondo console vien chiamato da Cassiodoro, dal Panvinio e da altri Feliciano; ma più è sicuro il cognome di Peligniano. L’Augusto Alessandro, prima di mettersi in campagna, volle tentar di nuovo se colle buone si potea frenar l’alterigia del Persiano Artaserse1993, e gli spedì nuovi ambasciatori lusingandosi che la presenza sua, sostenuta da sì poderoso esercito, avesse da inspirare al Barbaro pensieri più ragionevoli. Se ne tornarono essi senza risoluzione alcuna. All’incontro, inviò Artaserse ad Alessandro quattrocento dei suoi, tutti di alta statura, con vesti fregiate d’oro ed archi sfarzosi, credendo con tal comparsa di atterrire i Romani. Consistè la loro ambasciata in comandare orgogliosamente all’imperador dei Romani di uscire quanto prima di tutta la Soria e di ogni altra provincia di là dal mare, perchè tutto quel paese apparteneva ai Persiani, come antica dipendenza della loro corona. Da così insolente comando irritato Alessandro, col parere del suo consiglio, ordinò che tutti quegli ambasciadori, spogliati de’ loro arnesi, fossero relegati nella Frigia, con dar loro campagne da coltivare. Nè volle fargli uccidere, perchè una iniquità sarebbe stata il punir colla morte gente non presa in battaglia, e che eseguiva gli ordini del suo re; quasi che non fosse anche una iniquità e un violare il diritto delle genti quel privarli di libertà, e il non lasciarli ritornare al loro signore. Si venne dunque all’armi. Se crediamo ad Erodiano1994, tre corpi fece Alessandro delle sue genti, come gli fu suggerito da’ suoi generali, e da chi meglio sapeva il mestier della guerra, perchè egli nulla mai faceva di sua testa nelle spedizioni militari1995; ma voleva prima udire il sentimento de’ più vecchi e sperimentati nell’arte della milizia. Uno ne spinse nella Media per via dell’Armenia; un altro nel paese de’ Parti, e riserbò per sè il terzo, per condurlo egli stesso. Ma o perchè Alessandro fosse di sua natura e per l’educazione alquanto timido, o perchè l’Augusta Mammea sua madre nol volesse vedere esposto ai pericoli, o perchè succederono diserzioni e tumulti in Soria, egli non s’inoltrò punto contro i nemici; e cagion fu che [p. 803 modifica]il secondo corpo fu disfatto dai Persiani1996, con vittoria nondimeno che costò loro ben caro; e che il primo, dopo aver ben resistito alle forze de’ Persiani, nel ritornare in Armenia, per gli disagi perisse. Aggiugne lo stesso Erodiano che il corpo di riserva di Alessandro per le malattie calò di molto, e fu a rischio di lasciarvi la vita il suddetto imperadore per una grave infermità che il sorprese. Ma perchè la grande armata de’ Persiani notabilmente anch’essa si sminuì, cessò dipoi la guerra; e per tre o quattro anni stettero que’ Barbari in pace. Così Erodiano. Non così Lampridio, il quale, più che al racconto di quello storico, prestando fede a ciò che tanti altri aveano scritto de’ fatti di questo imperadore, da lui ben esaminati, gli attribuisce una insigne vittoria riportata contra dei Persiani. E maggiormente lo pruova, coll’aver veduto gli atti del senato e la relazione dell’avvenimento glorioso fatta dal medesimo Alessandro al senato, dopo il suo ritorno a Roma nel dì 25 di settembre. Non si può sì facilmente credere che le parole di Alessandro fossero soli vanti e menzogne, sì perchè non fu egli di carattere millantatore, sì perchè poco sarebbe occorso per ismentirle. Disse dunque Alessandro di avere sconfitto i Persiani, nell’armata dei quali bella e terribil mostra faceano settecento elefanti colle lor torri guernite di arcieri. Trecento di questi essere stati presi, ducento morti, e diciotto venivano condotti a Roma. Vi erano mille carri falcati. Cento venti mila cavalli si contavano parimente nell’esercito nemico; dieci mila di essi rimasero sul campo; gli altri si salvarono colla fuga. Molti erano stati i Persiani presi, e poscia venduti per ischiavi. Si erano ricuperate le città perdute della Mesopotamia; Artaserse, colla perdita delle bandiere, avea presa la fuga. I soldati romani se ne ritornavano ben ricchi, nè sentivano più le fatiche della guerra dopo sì felice vittoria. A questa relazione tennero dietro le acclamazioni del senato. Aggiugne Lampridio che in quella calda azione Alessandro correva per le file della sua armata, animando i soldati, lodando chi meglio combatteva, combattendo anch’egli, e trovandosi esposto alle freccie nemiche. Dopo sì segnalata vittoria se ne tornò Alessandro ad Antiochia, per passare, come io vo credendo, il verno colla sua armata. E che in quest’anno esso Augusto fiaccasse le corna al superbo Artaserse, e non già nel precedente, come volle il padre Pagi, e non nel seguente, come pensò il Tillemont, bastantemente si raccoglie dalle monete1997 rapportate dal Mezzabarba, correndo la di lui tribunizia podestà X, cioè nell’anno presente, perchè ivi si vede menzionata VICTORIA AVGVSTI. Solamente non si sa intendere come Alessandro non prendesse il titolo d’Imperadore per questa vittoria. Forse lo impedì la sua modestia. Dal senato ancora fu acclamato Persico Massimo: e pure questo suo titolo non s’incontra nelle medaglie. Ha poi un bel dire Erodiano che i Persiani da sè stessi desisterono dalla guerra; perchè se così felicemente, com’egli vuole, fossero proceduti i loro affari, e le armate romane fossero rimaste disfatte, inverisimil cosa è come i medesimi non avessero proseguita la vittoria, ed occupata ai Romani la Mesopotamia.