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il secondo corpo fu disfatto dai Persiani1996, con vittoria nondimeno che costò loro ben caro; e che il primo, dopo aver ben resistito alle forze de’ Persiani, nel ritornare in Armenia, per gli disagi perisse. Aggiugne lo stesso Erodiano che il corpo di riserva di Alessandro per le malattie calò di molto, e fu a rischio di lasciarvi la vita il suddetto imperadore per una grave infermità che il sorprese. Ma perchè la grande armata de’ Persiani notabilmente anch’essa si sminuì, cessò dipoi la guerra; e per tre o quattro anni stettero que’ Barbari in pace. Così Erodiano. Non così Lampridio, il quale, più che al racconto di quello storico, prestando fede a ciò che tanti altri aveano scritto de’ fatti di questo imperadore, da lui ben esaminati, gli attribuisce una insigne vittoria riportata contra dei Persiani. E maggiormente lo pruova, coll’aver veduto gli atti del senato e la relazione dell’avvenimento glorioso fatta dal medesimo Alessandro al senato, dopo il suo ritorno a Roma nel dì 25 di settembre. Non si può sì facilmente credere che le parole di Alessandro fossero soli vanti e menzogne, sì perchè non fu egli di carattere millantatore, sì perchè poco sarebbe occorso per ismentirle. Disse dunque Alessandro di avere sconfitto i Persiani, nell’armata dei quali bella e terribil mostra faceano settecento elefanti colle lor torri guernite di arcieri. Trecento di questi essere stati presi, ducento morti, e diciotto venivano condotti a Roma. Vi erano mille carri falcati. Cento venti mila cavalli si contavano parimente nell’esercito nemico; dieci mila di essi rimasero sul campo; gli altri si salvarono colla fuga. Molti erano stati i Persiani presi, e poscia venduti per ischiavi. Si erano ricuperate le città perdute della Mesopotamia; Artaserse, colla perdita delle bandiere, avea presa la fuga. I soldati romani se ne ritornavano ben ricchi, nè sentivano più le fatiche della guerra dopo sì felice vittoria. A questa relazione tennero dietro le acclamazioni del senato. Aggiugne Lampridio che in quella calda azione Alessandro correva per le file della sua armata, animando i soldati, lodando chi meglio combatteva, combattendo anch’egli, e trovandosi esposto alle freccie nemiche. Dopo sì segnalata vittoria se ne tornò Alessandro ad Antiochia, per passare, come io vo credendo, il verno colla sua armata. E che in quest’anno esso Augusto fiaccasse le corna al superbo Artaserse, e non già nel precedente, come volle il padre Pagi, e non nel seguente, come pensò il Tillemont, bastantemente si raccoglie dalle monete1997 rapportate dal Mezzabarba, correndo la di lui tribunizia podestà X, cioè nell’anno presente, perchè ivi si vede menzionata VICTORIA AVGVSTI. Solamente non si sa intendere come Alessandro non prendesse il titolo d’Imperadore per questa vittoria. Forse lo impedì la sua modestia. Dal senato ancora fu acclamato Persico Massimo: e pure questo suo titolo non s’incontra nelle medaglie. Ha poi un bel dire Erodiano che i Persiani da sè stessi desisterono dalla guerra; perchè se così felicemente, com’egli vuole, fossero proceduti i loro affari, e le armate romane fossero rimaste disfatte, inverisimil cosa è come i medesimi non avessero proseguita la vittoria, ed occupata ai Romani la Mesopotamia.




Anno di Cristo CCXXXII. Indizione X.
PONZIANO papa 3.
ALESSANDRO imperadore 11.

Consoli

LUPO E MASSIMO.

Abbiamo anche da Erodiano1998 che l’imperadore Alessandro si fermò molto tempo in Antiochia: il che ci serve di fondamento per credere che vi passasse il verno insieme coll’esercito distribuito in quei quartieri. Lungo tempo si esigeva