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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/431


vi avvisaste di farmi paura. Quand’anche uccideste un par mio, alla repubblica non mancherà un nuovo Augusto per governar lei e punire voi altri. E perciocchè non si quetavano, con gran voce gridò: Cittadini romani, deponete l’armi e andatevene con Dio. Allora (e par cosa da non credere) tutti, posate l’armi, le casacche militari e le insegne, si ritirarono. Gli altri soldati e il popolo raccolsero quelle armi e bandiere, e portarono tutto al palazzo. Di là poi ad un mese, pregato, rendè loro l’armi, con far nondimeno morire i lor tribuni, per negligenza de’ quali erano caduti in tanta effeminatezza quei soldati. Questa legione dipoi si segnalò sopra le altre nella guerra contro i Persiani. Formò Alessandro di sei legioni una falange di trenta mila combattenti: il che ci fa intendere che allora ogni legione era composta di cinque mila armati. Altre guardie ancora avea con gli scudi intersiati d’oro e d’argento. A tutti dopo la guerra di Persia fu data maggior paga che agli altri soldati.




Anno di Cristo CCXXXI. Indizione IX.
PONZIANO papa 2.
ALESSANDRO imperadore 10.

Consoli

POMPEIANO e PELIGNIANO.

Non mi son io attentato a chiamare il primo di questi consoli Civica Pompeiano, perchè quel Civica viene da una sola iscrizione del Gudio, le cui merci sono a me sospette. Nell’anno 209 era stato console Civica Pompeiano. Un altro ne troveremo all’anno 241. Ma certo non è che ancor questo Pompeiano fosse appellato Civica. Il secondo console vien chiamato da Cassiodoro, dal Panvinio e da altri Feliciano; ma più è sicuro il cognome di Peligniano. L’Augusto Alessandro, prima di mettersi in campagna, volle tentar di nuovo se colle buone si potea frenar l’alterigia del Persiano Artaserse1993, e gli spedì nuovi ambasciatori lusingandosi che la presenza sua, sostenuta da sì poderoso esercito, avesse da inspirare al Barbaro pensieri più ragionevoli. Se ne tornarono essi senza risoluzione alcuna. All’incontro, inviò Artaserse ad Alessandro quattrocento dei suoi, tutti di alta statura, con vesti fregiate d’oro ed archi sfarzosi, credendo con tal comparsa di atterrire i Romani. Consistè la loro ambasciata in comandare orgogliosamente all’imperador dei Romani di uscire quanto prima di tutta la Soria e di ogni altra provincia di là dal mare, perchè tutto quel paese apparteneva ai Persiani, come antica dipendenza della loro corona. Da così insolente comando irritato Alessandro, col parere del suo consiglio, ordinò che tutti quegli ambasciadori, spogliati de’ loro arnesi, fossero relegati nella Frigia, con dar loro campagne da coltivare. Nè volle fargli uccidere, perchè una iniquità sarebbe stata il punir colla morte gente non presa in battaglia, e che eseguiva gli ordini del suo re; quasi che non fosse anche una iniquità e un violare il diritto delle genti quel privarli di libertà, e il non lasciarli ritornare al loro signore. Si venne dunque all’armi. Se crediamo ad Erodiano1994, tre corpi fece Alessandro delle sue genti, come gli fu suggerito da’ suoi generali, e da chi meglio sapeva il mestier della guerra, perchè egli nulla mai faceva di sua testa nelle spedizioni militari1995; ma voleva prima udire il sentimento de’ più vecchi e sperimentati nell’arte della milizia. Uno ne spinse nella Media per via dell’Armenia; un altro nel paese de’ Parti, e riserbò per sè il terzo, per condurlo egli stesso. Ma o perchè Alessandro fosse di sua natura e per l’educazione alquanto timido, o perchè l’Augusta Mammea sua madre nol volesse vedere esposto ai pericoli, o perchè succederono diserzioni e tumulti in Soria, egli non s’inoltrò punto contro i nemici; e cagion fu che