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Anno 214

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Anno di Cristo CCXIV. Indizione VII.
ZEFIRINO papa 18.
CARACALLA imperad. 17 e 4.
Consoli

MESSALLA e SABINO.

Non è certo, come vuole il Relando1791, che Messalla portasse il nome di Silio; nè questi potè essere quel Silia Messalla che Dione mette console nell’anno 193 sotto Giuliano, perchè sarebbe appellato console per la seconda volta. Tornando ora a Caracalla, volle egli, non so ben dire se in questo o nel precedente anno, rallegrare il popolo romano con degli spettacoli1792, cioè con cacce di fiere, combattimenti di gladiatori e corse di cavalli. Ma quivi ancora ebbe luogo la sua crudeltà, mostrando il suo piacere nel vedere i gladiatori scannarsi l’un l’altro. Si sa1793 che, quando egli era fanciullo, pareva così inclinato alla clemenza, che non si poteva immaginare di più; perchè, vedendo uomini esposti alle fiere, si metteva a piangere, e voltava il viso altrove. E un dì, perchè uno de’ fanciulli che giocavano seco fu aspramente battuto, per essersi scoperto attaccato alla religion giudaica (probabilmente vuol dire Sparziano la cristiana), egli non guardò mai più di buon occhio il padre di esso fanciullo, o pur colui che l’avea sferzato. Ma, fatto grande, cangiò ben costumi e natura, e sua delizia divenne lo spargimento e la vista del sangue. Fra gli altri gladiatori che in que’ giuochi perirono, uno fu Batone, forzato da lui a combattere nello stesso dì con tre altri di fila. Restò egli ucciso dall’ultimo, ma ebbe la consolazione che il pazzo imperadore gli fece una magnifica sepoltura. Un altro di essi gladiatori, appellato Alessandro, gli fu sì caro, che a lui innalzò molte statue in Roma ed altrove. Nelle corse poi dei [p. 725 modifica]cavalli, perchè alcuni del popolo dissero qualche burla contro ad uno de’ carrettieri da lui favoriti, ordinò a tutti i soldati di ammazzar chiunque avea parlato. Non conoscendosi i rei di questo gran delitto, restarono molti innocenti uccisi, e gli altri con denari riscattarono la lor vita. Ma perciocchè Roma era divenuta per lui un teatro di nere immaginazioni, se ne partì Caracalla, non già nel precedente, ma nel presente anno, perchè si ha una sua legge1794 data in Roma nel dì 5 di febbraio. Prese il pretesto di visitar le provincie, e di levar dall’ozio le milizie1795. Andò nella Gallia, ed appena arrivato colà, fece morir il proconsole della provincia narbonese, sconvolse tutti quei popoli, guastò i privilegii delle città, e si comperò l’odio di ognuno. Ammalatosi quivi, guarì, e trattò poi crudelmente que’ medici che l’aveano curato. Di là passò nella Germania. Che prodezze egli facesse in quelle parti, non è ben noto. Scrive Sparziano ch’egli verso la Rezia ammazzò molti Barbari, e soggiogò i Germani. Certo è1796 che una specie di guerra fu da lui fatta contra dei Catti e degli Alemanni o Alamanni, il nome de’ quali si comincia ad udire in questi tempi. Se crediamo ad Erodiano1797, fece Caracalla una bellissima figura fra i suoi soldati, perchè andava vestito da fantaccino, era de’ primi ad alzar terreno, a far ponte, marciava a piedi coll’armi, mangiava poveramente al pari di essi, con altre simili scene di bravura. Dione1798 confessa anch’egli che la funzion di soldato seppe farla, fingendo nondimeno più di quel che era; ma non già quella di generale; e ch’egli in quella spedizione si fece assai ridere dietro dai popoli della Germania. Venivano i lor deputati fin dall’Elba per dimandar pace, ma nello stesso tempo dimandavano danaro; e Caracalla, dopo aver fatta qualche rodomontata, li pagava bene, ed accordava loro delle pensioni, comperando a questo prezzo la loro amicizia. Anzi si cominciò ad affratellar cotanto con loro, che si vestiva alla lor moda, portava parrucca bionda, per assomigliar i loro capelli, e venne fino ad arrolar nelle sue schiere, ed anche nelle sue guardie, moltissimi di loro, con fidarsi da lì innanzi più di essi che dei soldati romani. Trattava anche in segreto alle volte con quei deputati, non essendovi presenti che gl’interpreti, a’ quali fece poi levar la vita, affinchè non rivelassero le sue conferenze. In somma, o per diritto o per rovescio, tanto egli fece, che prese il titolo di Germanico, il quale comincia a vedersi nelle monete1799 di questi tempi. Truovasi anche appellato Imperadore per la terza volta, che non dà un sicuro indizio di vittoria, trattandosi di questo general da commedia.