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Anno 201

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Anno di Cristo CCI. Indizione IX.
ZEFIRINO papa 5.
SETTIMIO SEVERO imperad. 9.
CARACALLA imperadore 4.
Consoli

LUCIO ANNIO FABIANO e MARCO NONIO ARRIO MUCIANO.

Che così s’abbia a scrivere il nome del secondo console, apparisce da una iscrizione della mia Raccolta1683. Nè pur sappiamo qual cose si andasse facendo in Levante l’Augusto Severo nell’anno presente. Dalle medaglie1684 risulta, che egli circa questi tempi cominciò ad usare il titolo di Pio, che frequente poi si osserva da lì innanzi. Stava pur male ad un imperador sì crudele e spietato un sì bel titolo. Quello di Pertinace, perchè egli era proverbiato a cagion d’esso, andò a poco a poco in disuso. Abbiamo inoltre da Sparziano1685, che soggiornando esso Severo in Antiochia, diede la toga virile a Caracalla Augusto suo figliuolo. S’è vero, come pretende il padre Pagi, che Caracalla1686 fosse nato nell’anno 188, nel dì 6 d’aprile, egli anticipò d’un anno questa funzione, non solendo i Romani prendere essa toga se non compiuto l’anno quattordicesimo della loro età. Designò1687 ancora sè stesso console per l’anno prossimo venturo, prendendo per collega in esso consolato il medesimo Caracalla. So io molto bene che Sparziano riferisce all’anno seguente l’andata di Severo Augusto in Egitto: nel che è seguito da insigni scrittori. Ma non essendo Sparziano in tanti altri punti uno scrittore sì esatto, come ognun confessa, io chieggo licenza di riferir questo viaggio all’anno presente, perchè vo credendo che gl’imperadori nel seguente anno ritornassero a Roma più presto di quel che credono alcuni. Abbiamo dunque da Dione1688, che terminato infelicemente l’assedio di Atra, lo Augusto Severo andò in Palestina. Quivi perdonò ai Giudei ch’erano stati parziali di Pescennio Negro1689, e fece molti regolamenti pel governo di quel paese; ma con proibire sotto rigorose pene che alcuno potesse abbracciare la religione giudaica, e stese questo divieto anche alla cristiana. Eusebio1690 nell’anno seguente mette la quinta persecuzion de’ Cristiani. Il resto nondimeno, come fu pubblicato da Gioseffo Scaligero, non è sicuro; imperciocchè nella Cronica Alessandrina1691 sotto questi consoli, e non già sotto i seguenti, vien riferita la suddetta persecuzione, per cui moltissimi fedeli riceverono la corona del martirio. Per altro può essere che la medesima cominciasse in quest’anno, e crescesse di poi nel seguente. Quindi passò Severo in Egitto, dove, dopo aver visitato il sepolcro di Pompeo, si portò [p. 685 modifica]ad Alessandria. Abbiamo da Suida1692, che, nell’entrare in quella città, egli osservò un’iscrizione con queste parole in greco, che qui rapporto in latino: DOMINI NIGRI EST HAEC CIVITAS. Se ne turbò egli forte, ma gli spiritosi Alessandrini risposero tosto, contener essa iscrizione verità, perchè quella città era del signore di Pescennio Negro; e Severo se ne contentò. Lo creda chi vuole. Poco verisimile è quella iscrizione, e troppo stiracchiata l’interpretazione. Trattò Severo gli Alessandrini assai bene. Nei tempi addietro il solo governatore cesareo amministrava quivi la giustizia. Concedette loro1693 che avessero da lì innanzi il loro senato, e che giudicassero delle cause, a mio credere, civili. Fece anche altre mutazioni in lor favore. Poscia imbarcatosi sul Nilo, volle visitar tutte le città ed i luoghi più celebri di quella fortunata provincia, e massimamente Menfi, le Piramidi, il Labirinto e la statua di Mennone. Soleva poi ricordarsi con piacere di questo suo pellegrinaggio, per aver veduto tante belle memorie, tanti diversi animali, e il culto di quelle deità, massimamente ne’ templi memorabili di Serapide. Nulla vi fu di cose sacre o profane1694, e specialmente delle più recondite, delle quali non volesse essere ben informato: ma portò via da essi templi quanti libri potè mai trovare, contenenti dei segreti. Fece chiudere il sepolcro di Alessandro, in maniera che niuno da lì innanzi potesse mirare il di lui corpo, nè leggere le iscrizioni ivi contenute. Sul supposto intanto che tal suo viaggio si facesse nell’anno presente, egli di là partito verso il principio del verno, arrivò ad Antiochia, e quivi passò la seguente fredda stagione. Che poi in questo anno Caracalla, come vuole il padre Pagi1695, celebrasse il suo trionfo giudaico, allora c’indurremo a crederlo che ci sarà dimostrato che gli Augusti trionfassero fuori di Roma. A Roma certamente non tornarono in quest’anno gl’imperadori.