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Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/109

Anno 109

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Anno di Cristo CIX. Indizione VII.
Alessandro papa 2.
Trajano imperadore 12.


Consoli


Aulo Cornelio Palma per la seconda volta, e Cajo Calvisio Tullo per la seconda.


Si tien per certo, che a questi consoli ordinari fossero sostituiti (forse nelle calende di luglio) Publio Elio Adriano, che poi divenne imperadore, e Lucio Publilio, o piuttosto Publicio Celso. Era stato Adriano pretore in Roma nell’anno 107, per testimonianza di Sparziano1, e Trajano gli avea donato due milioni di sesterzi, che si credono far la somma di cinquantamila scudi d’argento, acciocchè potesse celebrare i giuochi soliti a darsi da chi entrava in quel riguardevole uffizio. Pretende il Salmasio2, che Sparziano scrivesse il doppio. Fu nel precedente anno inviato con titolo di legato pretorio, o sia di vicepretore esso Adriano nella bassa Pannonia: mise in dovere i Sarmati, che aveano fatto qualche novità ne’ confini dell’imperio romano; restituì la disciplina fra le milizie di quelle parti; e fece altre azioni, per le quali si meritò il consolato nell’anno presente. Non avea figliuoli Trajano, e Adriano suo cugino non ometteva diligenza ed arte alcuna per giungere a succedergli nell’imperio, aiutandosi spezialmente con far la corte alla imperadrice Plotina, e col tenersi amico Lucio Licinio Sura, uno de’ favoriti di Trajano. Fu appunto in quest’anno, che Sura gli diede la buona nuova, qualmente Trajano [p. 409 modifica]pensava di adottarlo; e perchè i cortigiani ed amici di esso imperadore scoprirono qualche barlume di questa sua intenzione, laddove prima mostravano di poco stimare, anzi di sprezzare Adriano, da lì innanzi cominciarono ad onorarlo, e a procacciarsi la di lui amicizia. Mancò poi di vita, forse circa questi tempi, il medesimo Sura. Trajano, che si serviva di lui per farsi dettar le allocuzioni al senato e al popolo, perchè egli sapea poco di lettere, non ignorando che Adriano, siccome persona letterata, era capace di servirlo in quella funzione, il volle presso di sè, e si valeva della di lui penna; il che gli accrebbe la familiarità e l’amor di Trajano. Al defunto Sura fece fare Trajano un solenne funerale, ed alzare una statua per gratitudine3. Lo stesso fece egli dipoi alla memoria di Sosio Senecione e di Palma e di Celso, che abbiam detto essere stati consoli nell’anno presente, come ad amici suoi cari. Noi sappiamo che Cajo Plinio Cecilio Secondo, rinomatissimo autore del panegirico di Trajano, dopo essere stato console nell’anno 100, fu poi mandato con titolo di vicepretore al governo della Bitinia e del Ponto. Le sue lettere scritte di là a Trajano si leggono nel libro decimo. Ma per quanto finora abbiano disputato fra loro gli eruditi, non s’è potuto, nè si può decidere in qual anno egli fosse spedito colà. Il Loidio e il Tillemont4 attribuirono la di lui andata al fine dell’anno 103; il cardinal Noris5 al presente 109, o pure al susseguente, come ancor fece6 il padre Pagi. Eusebio7 mette all’anno decimo di Trajano, cioè al 107 dell’Era nostra, la lettera celebre scrittagli da Plinio, esistente allora nella Bitinia. Idacio8 ne parla all’anno 112. In tale incertezza di tempi sia lecito ai lettori l’attenersi a[p. 410] quella opinione che più loro aggradirà, e a me di seguitar più tosto il Noris, il Pagi e il Bianchini. A questi tempi, ma colla medesima incertezza, vien riferita dal Mezzabarba9 e dal suddetto Bianchini10 la selciatura della via Trajana, fatta per ordine di esso Trajano. Altro essa non fu, che la via descritta da Dione, di cui si parlò al precedente anno, cioè la via Appia, che da Roma va a Capua: la più magnifica di quante mai facessero i Romani, ed opera di molti secoli avanti. Perchè la rimodernò ed arricchì Trajano di vari ponti e di fabbriche a canto alla medesima, perciò egli, o il pubblico le diede il nome di via Trajana. Credesi parimente che in questo anno Trajano dedicasse il Circo, cioè il Massimo, ristorato da lui co’ marmi presi dalla Naumachia11 di Domiziano.

  1. Spartian., in Vita Hadriani.
  2. Salmas., in Notis ad Spartian.
  3. Dio., lib. 68.
  4. Tillemont, Mémoires des Empereurs.
  5. Noris, Epist. Consulari.
  6. Pagius, in Critic. Baron.
  7. Eusebius, in Chron.
  8. Idacius, in fastis.
  9. Mediobarbus, in Numismat. Imperat.
  10. Blanchinius, ad Anastasium.
  11. Suetonius, in Domitiano, cap. 15.