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Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/110

Anno 110

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Anno di Cristo CX. Indizione VIII.
Alessandro papa 3.
Trajano imperadore 13.


Consoli


Servio Salvidieno Orfito e Marco Peduceo Priscinio.


Le iscrizioni pubblicate dal Fabretti, dal Bianchini e da me, ci assicurano tali essere stati i nomi e cognomi di questi consoli, che si trovavano ignorati o guasti presso i precedenti illustratori dei Fasti. Non si sa intendere, perchè il Mezzabarba1 e monsignor Bianchini pretendano, che solamente in quest’anno il senato accordasse a Trajano il glorioso titolo di Ottimo, quando questo titolo comparisce in tante altre medaglie, che si rapportano agli anni precedenti. Plinio anch’egli ne parla nel panegirico che dicemmo composto nell’anno 100. Dione2, per lo contrario, scrive che [p. 411 modifica]solamente dopo le conquista dell’Armenia egli fu cognominato Ottimo. Vogliono i suddetti scrittori, che Trajano l’accettasse solamente in quest’anno. Ma non era tale la di lui umiltà, da far sì lunga resistenza a quest’elogio, per altro ben meritato da lui. Augusto non voleva esser chiamato Signore. Trajano all’incontro assai gradiva che gli si desse questo nome. Abbiamo da Eusebio3, che il famoso tempio del Panteon di Roma, oggidì la Rotonda, fu bruciato da un fulmine. Chi sa che in quella nobilissima fabbrica non entrava legno, crederà bensì che un folgore cadesse colà, ma che lo incendiasse, non saprà intenderlo. Sotto Nerone e sotto Domiziano, principi nemici della virtù, maraviglia non è, se fu perseguitata la santa religione di Cristo. Potrebbe ben taluno stupirsi, come essa trovasse un persecutore in Trajano4, principe amator delle virtù, delle quali vera maestra è la sola religione de’ Cristiani. Pure fuor di dubbio è, che sotto di lui la Chiesa di Dio patì la terza persecuzione, non già, come osservò il cardinal Baronio, ch’egli pubblicasse editto alcuno particolare contro di essi Cristiani, ma perchè riferito a lui, come si andava a gran passi dilatando la lor credenza con pregiudizio del dominante culto degl’idoli, con gravi lamenti de’ falsi sacerdoti del Paganesimo, e con delle sollevazioni de’ popoli contra chi professava la fede di Cristo; Trajano ordinò, o permise che fossero osservate rigorosamente le antiche leggi contra gl’introduttori di nuove religioni. Però i governatori delle provincie, massimamente dell’Oriente, cominciarono ad infierire, probabilmente circa questi tempi, contra chiunque si scopriva seguace dei dogmi cristiani; laonde si videro molti forti campioni attestar col loro sangue la verità di questa religione. Ne han trattato ampiamente[p. 412] il cardinalBaronio5, il Tillemont6, i Bollandisti7 ed altri. Forse a questi tempi appartiene la scoperta della congiura tramata da Crasso contra del buon imperador Trajano, che vien solo accennata da Dione8, senza dirne circostanza alcuna. Altro di più non abbiamo, se non che Trajano ne lasciò la cognizione al senato, da cui gli fu dato il meritato gastigo, senza apparire se pagasse il delitto col capo o coll’esilio. Racconta Sparziano9, che Adriano, successor di Trajano, ne’ primi giorni del suo imperio fu consigliato da Taziano di levar la vita a Laberio Massimo e a Crasso Frugi, relegati nelle isole per sospetti di aver aspirato all’imperio; ma ch’egli, affettando sul principio il buon concetto di essere principe clemente, niun male avea lor fatto. Tuttavia, perchè Crasso dipoi senza licenza era uscito fuor dell’isola, il procuratore di Adriano, senza aspettarne alcun ordine dall’imperadore, l’avea ucciso, quasichè egli macchinasse delle novità. Questi forse è il medesimo Crasso, di cui parla Dione.

  1. Mediobarbus, in Numism. Imper.
  2. Dio., lib. 68.
  3. Euseb., in Chron.
  4. Euseb. Histor. lib. 3 cap. 3
  5. Baron., in Annal.
  6. Tillemont, Mém. de l'Église.
  7. Acta Sanctorum.
  8. Dio., lib. 68
  9. Spartianus, in Hadriano.