A Luigi Napoleone, il 2 dicembre

Giovanni Prati

Olindo Malagodi 1852 Indice:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu sonetti A Luigi Napoleone, il 2 dicembre Intestazione 23 luglio 2020 25% Da definire

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A Postumo cortigiano Pachita
Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta XI. Dai 'Canti politici'
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X

A LUIGI NAPOLEONE
IL 2 DICEMBRE

Hai vinto. Or ben, qual premio
dalla vittoria attendi?
Sali. E l’antica porpora
di Clodoveo ti prendi.
5Ma la Fortuna, o principe,
ha infami giochi. E bada
che può fallir la strada
pur di chi vince al piè.
Se col vorace e barbaro
10Settcntrion t’annodi,
perduto sei. La gloria
ti mancherá de’ prodi.
E un’ignea palla, un vindice
pugnal senza perdono
15rovescerá dal trono
il parricida e il re.

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Né fra le morie tenebre
fia che dormir tu possa;
ché il civil sangue a vortici
20ti bagnerá la fossa,
e da ogni vacuo talamo,
da ogni disfatto lido
udrai levarsi un grido
di fremebondi al ciel.
25Bada! Chi ingiuria semina,
miete furor. Chi incesta
colla viltate, in triboli
posa l’infame testa.
E al fulminato tumulo
30quando d’accanto passa,
fin la Pietade abbassa
sugli occhi irati un vel.
Bada che fai! L’attonita
terra, che dubbia or pende
35con un immenso palpito
la tua parola attende.
Bada che fai! Da Satana
oppur da Dio sei messo?
vuoi tu levar l’oppresso?
40farti oppressor vuoi tu?
Guarda le plaghe e i popol
dell’Occidente. È bello
questo da sofi e mártiri
glorificato ostello.
45Tutti, dall’alpe a Cadice,
tutti siam tuoi, se il chiedi.
L’ora, che ha l’ale ai piedi,
sai che non torna piú.

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E l’ora è questa. Affrettati,
50se tu sei l’uom. Signore
di due frementi eserciti,
osa, se hai grande il core.
Destin del tuo piú splendido
non ebbe il mondo. E il tieni
55oggi in tua man. Far pieni
puoi d’ogni gloria i di.
L’Ungaro, il Belga, l’Italo,
il Lusitan, l’Ibero,
I’Anglo e del novo Atlantico
60il liberal nocchiero,
tutto è con te, se l’anima
al suo destin non mente,
se gridi all’Occidente:
— Un uom volesti: è qui. —
65Come de’ bruni arcangeli
alle tremende squille
ogni umil fossa, aprendosi,
dará i suoi morti a nulle,
tal tu vedrai. Sull’aride
70ossa il gran soffio spandi,
e a selve a selve i brandi
il suol partorirá.
Cinto è di sdegni il solio,
cinto è ballar di lutto.
75Tutto è crollante, ed unico
tu rinnovar puoi tutto.
Col cor di Scipio e Cesare
manda sull’orbe spento
un redentore accento
80di gloria e libertá.

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Fiero contendi ai despoti
le mal rapile glebe.
Strappa possente ai cupidi
suoi traditor la plebe.
85Tu Gedeón sul tempio
alza di Dio l’insegna,
vendica il mondo, e regna
come nessun regnò.
Vasta è la via. Puoi vincere
90il sangue onde sei nato.
Guai, se tu manchi all’opera
per cui t’ha Dio mandato!
O infame o grande. Il tacito
mondo ti guarda, e spera:
95altro a chi vince e impera
vaticinar non so.
Sol, pei materni visceri,
ti prego a giunte mani,
non obliar, nel turbine
100del tuo fatai dimani,
questa obliata Italia
dal sangue tuo; quest’Èva,
che a te le braccia leva
consunte di dolor.
105Mille de’ suoi, che dormono
lá tra le scizie nevi,
per chi tu ’l sai, fantasimi
tetri, placar tu devi.
Pensa alla madre, al cenere
110dell’Alighier. Nefando
di Bonaparte è il brando,
s’egli altri numi ha in cor.