Atto V

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Atto IV Nota storica

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ATTO QUINTO.

SCENA PRIMA.

La Scena viene illuminata con varie fiaccole, perchè in tempo di notte.

Talete solo.

Oh quanto strani perigliosi eventi

Nicandro, Aminta e la fedel compagna
Fur per tre lustri a superar costretti,
Cambiando cielo e mascherando il nome!
Ora l’eterno impenetrabil fato
Guida il prence alla reggia; e sul suo trono
Trova del padre la germana ascesa.
Chi de’ giulivi o lagrimosi giorni
Può l’avvenire preveder? Ma, oh Numi!

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Qual risuona d’intorno al sagro tempio

Strepito d’armi? Quai confuse strida
M’empiono di terror? Chi è l’inimico
Che minaccia la reggia? È il Perso audace,
O i mal contenti sudditi superbi,
O il fier Nicandro a se medesmo ignoto?
Numi, la reggia difendete e il tempio,
E le innocenti vittime serbate.
Ahimè, un armato!... Chi è costui? Pisistrato?
Chi sa se amico o se nimico avanza?

SCENA II.

Pisistrato e detto.

Pisistrato. Grazie, o Numi del ciel. Talete, amico,

Ordina omai della regina in nome
Offrir vittime e incensi ai Dei pietosi
Che han dall’eccidio preservato il regno.
Talete. Respiro. Ah dimmi, qual novello insulto
Al Cario trono minacciar le stelle?
Pisistrato. Tentò un gran colpo Farnabaze ardito,
E dobbiam tutti la salvezza a Euriso.
Quell’illustre pastor la via prendendo
Tacito e solo fra i notturni orrori,
Ver la gran porta che a Salmacia è guida,
Trovò gente sospetta. Il Ciel l’inspira
Fingersi amico, e ad un drappello unito
De’ Persiani traditori armati
L’empio disegno penetrar gli è dato.
Scopre l’indegna orribile congiura
Di Clorideo, che favorir doveva
Ai nemici l’ingresso, e al foco e al ferro
Espor la reggia e i miseri innocenti.
Poteo fra l’ombre il garzon prode uscire

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Dalla turba confusa, e i più fedeli

Al regio nome sollevar, condurre
Tacitamente alla difesa occulti.
Le interne genti del Persiano irato,
E i ribelli di Caria unir le forze
Con l’introdotto esercito nemico,
Ma non temendo d’incontrar difesa,
Non a pugnar, ma a trionfar condotti,
Cinti fur da nostr’armi, e pria la morte
Vidersi in faccia, che le spade e l’aste.
Riscaldata la pugna, ai primi colpi
L’empio soggiacque Clorideo trafitto;
E Farnabaze, che accorrea in difesa
Dello sconfitto esercito confuso,
Fuggì respinto dal garzon feroce.
Di sangue ostil tutte le vie son piene,
Cesse il timore alla letizia il loco,
E pace suona della reggia il grido.
Talete. Oh bontà degli Dei, che il giusto esalta
E la menzogna e il tradimento opprime!
Ai sagrifizi, alle preghiere, ai voti
I sacerdoti ad eccitar non tardo.
Ma chi è colui che arditamente il passo
Spinge ver noi?
Pisistrato.   Non lo conosci? È l’empio
Farnabaze crudel.
Talete.   Fuggiam gli sdegni
Di un disperato.
Pisistrato.   Disarmato ha il braccio.
Non gliel negar se ti domanda asilo,
E alle reine si riserbi in vita.
Talete. Stiam fra que’ marmi ad osservar che tenta.
(5i ritirano verso le colonne del tempio

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SCENA III.

Farnabaze disarmato ed i suddetti.

Farnabaze. Barbara sorte, mi volesti alfine

Svergognato ed oppresso. Eh non fia mai
Che di trionfo a’ miei nemici io serva.
Questa vita si serbi, e a miglior tempo
Aspra vendetta procacciar si tenti.
Opportuna è la tomba a mia salvezza;
Ecco le chiavi, che il segreto varco
Schiuder mi pon di sotterraneo calle
Per uscir dalle mura; a me serbate
Da Lisimaco fur per mia ventura.
Necessario è fuggir. Nessun mi osserva.
Arrida il fato al periglioso incarco.
(entra nel Mausoleo
Talete. La fera è al varco.
Pisistrato.   Ad avvisar non tardo
Artemisia ed Eumene, e tu i custodi
Tien pronti sì, che rifuggir non possa. (parte

SCENA IV.

Talete, poi Euriso.

Talete. Oh come il Cielo per obblique strade

Sa a fin condurre i decretati eventi.
Ecco in un punto al principe di Caria
Il trono aperto e i suoi nemici oppressi
Euriso Farnabaze dov’è?
Talete.   Signor, deh lascia.,.
Euriso Svelami Farnabaze. Io so che al tempio
Ha diretto il fellon tremante il passo.
Talete. È tua preda, signor, ma lascia in prima...

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Euriso Dove celasi l’empio?

Talete.   In quella tomba.
Euriso Perfido, morirai... (avanzandosi verso il Mausoleo
Talete.   Fermati; ascolta.
Euriso Odo il mio cor che alla vendetta è spinto.
(entra nel Mausoleo
Talete. Difendetelo, o Numi. 11 vecchio Aminta
Sappialo, e impetri al caro prence aita.
(entra nel tempio

SCENA V.

Artimisia e Pisistrato.

Artemisia. Ardì quell'empio profanar la tomba

Sacra al Mausolo mio?
Pisistrato.   Lo vidi io stesso
Timido, disarmato, inerme e solo
Quei marmi penetrar. Correa veloce
Ad avvisarti, e per destin t’incontro.
Artemisia. Va, cerca Euriso, e il suo venire affretta.
Pisistrato. Non restar sola ad un periglio esposta.
Artemisia. Avran cura gli Dei di mia salvezza.
Vanne, non ritardar.
Pisistrato.   Tuoi cenni adempio. (parte

SCENA VI.

Artemisia sola.

Giunse tant’oltre l’inumano orgoglio

Di quel perfido mostro? Anche gli estinti
La sua fierezza ad insultar lo sprona?
Barbaro, che pretendi? Aver riparo
Da quel re che oltraggiasti? Invan lo speri.

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Della sposa i perigli a lui fur noti;

Ei la salvezza m’impetrò dai Numi,
E dal mio core un sagrifizio aspetta.
Tu la vittima sei che il re mi chiede.
Spargerò di mia man quel sangue infame
Sulle ceneri sacre. Ecco quel ferro
(impugna uno stile
Che generoso minacciò il mio seno,
Pria di mancare al mio signor di fede.
Questo i miei torti e le comuni offese
Vendichi, e mora il traditore audace.
(entra nel Mausoleo

SCENA VII.

Talete e Zeontippo.

Talete. Oh Dei! la madre con lo stile in mano! (agitato

Zeontippo. L’infelice garzon fra due perigli... (agitato
Talete. Vadasi a riparar.
Zeontippo.   Si salvi il prence.
Talete. Mi trema il core.
Zeontippo.   All’età mia canuta
Timor si aggiunge a rallentare il passo.
Talete. Eccola, oh Dei! Qual sangue!...
Zeontippo.   Ah qual sventura!...

SCENA VIII.

Artemisia con lo stile insanguinato, e detti.

Artemisia. Accetta, o Nume, il sagrifizio offerto

Da giustizia ed amor...
Talete.   Reina, oh stelle!
Che facesti?

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Artemisia. Trafissi il piò crudele,

Il più perfido autor di tradimenti.
Talete. Un sol trovasti in quella tomba?
Artemisia.   Un solo.
Talete. (Se perì Farnabaze... oh Dio! Che fia?
Che abbia la madre il figlio suo trafitto?)
(piano a Zeontippo
Zeontippo. (Oh orrendo colpo! Ah non lo voglia il fato! )
Artemisia. Qual ingiusta pietà per un tiranno? (a Talete
Talete. Non è il tiranno che pietà mi desta.
Artemisia. E chi dunque?
Talete.   Ah regina, in quella tomba
Dietro al nemico che fuggia tremante,
Vendicator si è ricovrato Euriso.
Artemisia. Euriso? Eterni Dei! (gli cade lo stile di mano
Zeontippo.   Madre infelice!
Cela in Euriso il tuo Nicandro il Cielo.
Artemisia. Assistetemi. Io muoio, (sta per cadere e Talete la sostiene
Talete.   Un raggio ancora
Di speranza rimane.
Artemisia.   Ah in qual momento,
Barbari Dei, mi palesaste il figlio?
Chi sei tu che m’uccidi? (a Zeontippo
Zeontippo.   Aminta, un tempo
Caro allo sposo tuo, che per suo cenno
Tre lustri il prence custodio negletto,
Per te sottrar dal periglioso evento.
Artemisia. Oh terribil decreto! Oh sangue! Oh nome!
Ah va, Talete, nella tomba oscura,
Mira la spoglia che trafitta giace,
Arrecala agli occhi miei...1 Ah no, t’arresta,
Lascia ch’io stessa dello sposo all’ara
L’anima spiri su quel busto esangue.
(s’incammina verso il Mausoleo

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Talete. Fermati...

Artemisia.   Invan m’arresti...
(Mentre Artemisia fa forza per entrare, trattenuta da Talete, esce Euriso dal Mausoleo2.
Zeontippo.   Oh Dei, che miro?
Vedi, vedi Nicandro. Ei vive, ei viene.

SCENA IX.

Euriso e detti.

Euriso Consolati, reina...

Artemisia.   Oh Dei! Tu vivi?
Mostrami i segni, che la man crudele
Barbaramente nel tuo seno ha impressi.
Euriso Ah no, reina, nel suo sangue involto
Cadde il nemico di mia man svenato.
Entrato appena nell’avello oscuro,
Vidi all’incerto pallido chiarore
Delle languide faci il Perso audace
Che apriasi interno alla salvezza il varco.
Lo raggiunsi, l’uccisi, e invan tentando
Dalla morte fuggir, sull’urna stessa
Si abbandonò del barbaro la spoglia.
Artemisia. Ah colà appunto ben tre volte immersi
Nell’ancor palpitante iniquo core
Con viril destra avidamente il ferro.
Ma dove, oh Dei! tu ti celasti, e come?
Euriso Temei che aprisse il traditor l’ingresso
A novella congiura. Innoltro il passo
Per la porta dischiusa, il piè raggiro
Pel cammin tenebroso, e col favore
D’industriosi spiragli, in cui penètra

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Il tardo lume della Dea triforme,

Scorgo nuovi ripari, a cui fors’anche
Pensato aveva il traditor condotto
Da rei ministri all’esecranda impresa.
Superato il timor di nuove insidie,
Torno sull’orme nel cammin stampate,
Bacio l’urna regal del tuo nemico
Miro la spoglia insanguinata al suolo.
Rendo grazie agli Dei di tua salvezza,
E or più contento il tuo crudel comando,
Regina, adempio ed al partir m’affretto.
Artemisia. Figlio, vieni al mio seno...
Euriso   Ohimè! Delira? (a Talete
Zeontippo. Odimi, figlio. Ah non più figlio!...
Euriso   Oh stelle!
Quivi il mio genitor?
Zeontippo.   Con sì bel nome
Cessa omai di chiamarmi. Io son tuo servo,
Il mio prence tu sei. Nicandro, abbraccia
La tua tenera madre.
Artemisia.   Ah caro figlio,
Tu vivi ancor per mio conforto.
Euriso   Oh Numi!
La mia regina è madre mia? L’occulta
Voce conosco di natura. Ah dite
Qual mia colpa, o destin, tre lustri interi
Me tenne al regno ed a me stesso ignoto?
Talete. L’oracolo fatal tai voci espresse:
“Tremi la madre dell’amor del figlio”.
Zeontippo. Abbastanza tremò la madre amante.
Avverato è il presagio. Il Ciel soltanto
Timor predisse, e non ruine e morte.

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SCENA ULTIMA.

Eumene, Pisistrato e detti.

Eumene. Un fausto grido al mio venire è scorta,

E del germano al fortunato erede
Rinunziar debbo la corona e il scettro.
Artemisia. No, il figlio mio non è sì crudo, Eumene,
Nè alla cara sua madre in dì sì lieto
Saprà grazia negar. Nicandro, io stessa
Disperando tua vita, alla più degna
Principessa di Caria adorno ho il crine.
Non isdegnar di secondar miei voti,
Seco lei dividendo il trono e il letto.
Euriso Chi più di te del mio voler dispone?
Eumene. Soffrilo in pace. (a Pisistrato
Pisistrato.   Il mio monarca adoro.
Artemisia. Oh lieto regno! Oh popoli felici!
Mi esce dal cor per tenerezza il pianto.
Ma no, questo si serbi al caro sposo.
Più non mi chiede che divida il duolo
Col genitor l’immagine del figlio.
Viva e regni Nicandro, e a me conceda
Sparger dagli occhi su quell’urna il sangue.
Euriso Ti consola, o regina; il padre istesso
Gode per noi nei fortunati Elisi,
O si duol forse, s’è di duol capace,
Di quel timor che lo fe’ crudo al figlio.
Artemisia. Scusa la crudeltà di un padre amante,
E all’innocente suo timor perdona.
Talora il Cielo ver le menti addrizza
Raggio rischiarator, ma folte nubi
Circondan l’uom di passìon proterve,
Che cieco il fanno, e che rapito il portano
De’ labirinti lor nel cupo centro.


Fine della Tragedia.


Note

  1. Così il testo. Forse è da correggere: Arrecala a’ miei occhi ecc.
  2. Nel testo si legge soltanto: esce dal mausoleo.