Tre libri dell'educatione christiana dei figliuoli/Libro II/Capitolo 121

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Della cura, et diligenza paterna contra i vitii sudetti. Cap. CXXI.

Conviene adunque che il nostro padre di famiglia usi a buon’hora efficaci rimedii per preservar l’animo del figliuolo da questa peste, per il che non è bene allevar i fanciulli à voler saper e i fatti de’ vicini, et bene spesso è colpa de i padri, et delle madri curiose, che mentre vogliono saper tutto quello che si fa nel vicinato, avvezzano il povero fanciullo à tener gli occhi, et gli orecchi aperti sempre à i fatti altrui. Et quelli che pensano essere servitio proprio, che i fanciulli siano esploratori, et relatori di tutte le cosarelle domestiche, non so quanto prudentemente si faccino, perche i putti parte per una curiosità tale della fanciullezza, parte perche quello applauso paterno gli eccita, et par loro di far bene, penetrano tal volta à veder delle cose, onde quella semplice età apprende per tempo il peccato, et lo nutrisce come un seme venenoso, che uccide l’anima. Nè è anco sicura strada di saper il vero, perche i putti facilmente, per il loro poco conoscimento s’ingannano, ma il danno è ben certo, et evidente, poi che con questi modi acquistano un mal’habito d’esser curiosi de’ fatti altrui, et riportatori. Vegli adunque il padre di famiglia [p. 106v modifica]egli stesso sopra la casa sua, et si vaglia insieme della diligenza d’alcuno de’ famigliari più fidele, et prudente, et non esponga il povero figliuolo à si fatti pericoli, nè per ischerzo, nè meno per da dovero.

Ma venendo poi il fanciullo con gli anni à maggior capacità di ragione, gli vada dimostrando, quanto à Dio dispiacciono i detrattori, et seminatori di discordie, che la scrittura santa chiama susurroni, i quali saranno severamente castigati, si come ben dimostra lo Spirito santo per bocca di David, nel salmo cinquantesimo primo, dove assimiglia le lingue di costoro che altro non pensano tutto il giorno, che à frodi, et à maledicenze contra gl’innocenti, l’assimiglia dico ad un rasoio tagliente, che con ogni piccolo torcimento di mano ferisce gravemente, cosi costoro hanno la lingua cosi acuta, et velenosa, che à pena la volgono che ferisce altrui sino al vivo, perilche dice il profeta, che Iddio distruggerà questi tali, et gli diradicarà dalla terra de i viventi; però san Iacomo nella sua Epistola ci ammonisce con grande affetto à fuggir questo vitio dicendo: Non detrahete l’un l’altro fratelli miei, chi detrahe al fratello, ò chi giudica il fratello, detrahe alla legge et giudica, et disprezza la legge; et tutte le sacre scritture son piene di simili sentenze. Aggiunga il buon padre quanto sia da temere il giusto et rigoroso giuditio di Dio, il quale ci hà detto, nella misura che misurarete gli altri sarete misurati voi, et se delle parole otiose, et inutili che non giovano, ne nuocono, si havrà da render conto nel divino esamine, che sarà delle parole pernitiose, ingiuste et contra la carità di Dio, et del prossimo? Proponga spesse volte al figliuolo quella giustissima legge, della quale si parlò di sopra, Non fare ad altri quello che à te non vorresti che altri facesse, et non solo non tenda lacci e insidie à chi non lo offende, ma se pur altri lo havesse offeso et calunniato, ricordisi ch’è christiano, et che il giudice della causa sua è Dio, et però non renda male per male, si come altrove parlando delle ingiurie si è ricordato, ma con generosità christiana vinca con la bontà sua la malitia altrui, et sia la sua defensione, l’operar sempre più virtuosamente, et se pur occorrese dir qualche cosa per difesa et giustificatione di se medesimo, faccilo con modestia, et temperamento tale che non offenda il suo calunniatore, anzi dove potesse con verità, lo lodi, ò almeno lo escusi, acciò egli stesso si arrosisca, et si penta dell’error suo. Con i quali modi dolci, et con alcune discrete correttioni fraterne, fatte à luogo et tempo prudentemente, come à colui, che veramente desidera guadagnar il fratello suo, lo Spirito santo ottimo maestro sà insegnare, si fanno spesse volte nobilissime vendette, cioè che l’inimico diventa amico, et di calunniatore diventa lodatore, et quello che è più desiderabile per gloria [p. 107r modifica]di Dio, et salute del fratello, detesta, et lascia per sempre il suo peccato.