Tre libri dell'educatione christiana dei figliuoli/Libro I/Capitolo 35

Libro I - Capitolo 35

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DELLA CURA DI FORMAR IL CORPO DE I FANCIULLI.

Nel principio della infantia, non par quasi che si possa attendere ad altro che à formar bene il corpo del fanciullo, il quale studio se bene da lontano, et come dispositione remota, appertiene nondimeno alla educatione; perciò che il corpo è instrumento dell’anima et quanto meglio è disposto in tutte le sue parti, tanto più espeditamente può servire all’anima, et avviene non di rado, che ne i puttini sono alcuni difetti del corpo, che mentre le membra infantili per la tenerezza loro sono à guisa di molle cera, si possono in gran parte ricorregere con la diligenza di alcune donne allevatrici prattiche di si fatte cose, oltra che conviene avvertire nello infasciare, et nel maneggiare, et collocare il fanciullo di non offendere alcun membro, che facesse poi difformità, et impedimento alle operationi humane, et civili; che se alcun padre, ò madre si trova di animo cosi crudo, et bestiale, che per fine di guadagno storpii, et deformi il proprio figliuolo, non so qual pena non meriti tanta impietà.

Siano anchora avvertite le madri, et le nutrici di non porre facilmente la creatura nello istesso letto dove esse giaceno, per il pericolo della suffocatione; et parimente avvertano che ella non resti sola, esposta a varii accidenti, come di fuoco, ò di cadimento, ò di animale che potesse fargli male; poiche sino dalle gatte domestiche si legge in alcuna historia haver tratto gli occhi del capo, et mangiatoseli, d’una povera creatura abandonata nella culla.

Et per continuar il filo di questa istessa materia, che tocca alla buona formatione del corpo, dico che questa cura et diligenza ha da perseverare per buono spatio di tempo, sino che le membra siano ben ferme, et consolidate. Dice un grande filosofo essere cosa giovevole a i fanciullini lasciarli piagnere, perche con quel moto si dilatano le membra, et si fanno più robuste; il medesimo dice, che si doveriano avvezzar a patir il freddo, ilche s’intende dopo alquanto di tempo che sono nati, onde poco saviamente par che faccino coloro che a i puttini per vaghezza mettono capucci, et capelletti in capo, onde ne diventano meno gagliardi à sopportar le ingiurie dell’aere nell’età più mature, si come anchora non è bene per lieve diletto volerli veder vestiti à guisa di giovani fatti, il vestirli con habiti molto acconci alla persona, et troppo affettatamente, anzi è meglio quando cominciano ad esser grandicelli, che le vestimenta siano agiate, onde il corpo cresca più facilmente, et nel vestire et spogliare il putto che si fa assai spesso le membra non ricevano storcimento, ò altra sorte di offesa.

Et perche di questa parte che appartiene à formar il corpo acciò sia sano, et di buona habitudine, et atto alle fatiche, che la vita humana richiede per i bisogni privati et publici, non se ne può parlare determinatamente in tutte le conditioni de gli huomini, conciosia che gli altri essercitii devono essere quelli del contadino et dello artefice, altri del Cittadino mezzano, et del gentil’huomo nobile, et conseguentemente varia dispositione de i corpi si ricerca, per tanto generalmente parlando potiamo dire che nella cura del corpo devono fugirsi due estremi, l’uno di farlo troppo gagliardo et feroce, et l’altro di renderlo troppo molle, et delicato, nel primo estremo eccedevano quei popoli, che nati i figliolini subito gli gettavano nelle acque de i fiumi freddissimi, et in tutto il resto procedevano come se non havessero havuto ad allevar un huomo ragionevole, ma un toro, ò un cavallo; nell’altro estremo traboccano quelli che troppo teneramente amando i figliuoli gli nutriscono con tanta delicatezza, che riescono debolissimi ad ogni piccolo nocumento, di maniera che spesse volte una pioggia un vento ò simile accidente estraordinario gli offende si fattamente che ne amalano, et morono, ò se pur vivono sono cosi indisposti, et alieni dalle fatiche, che la casa, gli amici, et la patria poco, ò niun frutto può raccorre dall’opera loro. Et per tanto essendo ciascun huomo nato non per se solo, ma per aiutar gli altri, et dovendo ogniuno quantunque nobile, et ricco, incontrarsi nel viaggio di questa misera vita in molti incommodi, et disagi, ottima cosa è avvezzar il corpo ne gli anni teneri à patire, usando però quella discretione, et moderatione che conviene. Et se pure dal mezo si dovesse declinare ad alcuno de i due estremi, meno male saria, communemente parlando, piegare verso il troppo del patire, che verso il troppo delle delitie, et de gli agi, non solo per le ragioni dette di sopra, ma anchora perche l’anima non ha maggior impedimento allo l’acquisto delle virtù, nè maggior inimico, che il proprio corpo, nutrito et allevato delitiosamente.