Trattato di architettura civile e militare I/Trattato/Libro 5/Capo 11

Trattato - Libro 5 - Capo 11

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CAPO XI.

Dei ponti levatoi e corritoi.

I ponti si possono fare in più modi, dei quali alcuna volta uno, e alcuna volta un altro sarà più utile, secondo varii luoghi e occasioni1. In un modo principale, facciasi un ponte il quale sia ascoso nella grossezza del muro, e sotto quello nel muro siano più rulli stabiliti, sopra dei quali il ponte passi entrando e uscendo del muro per forza del rocchetto, essendo il ponte dentato da un lato, come appare disegnato (tav. VII. 1). Il secondo facciasi un ponte della forma degli altri comuni, dipoi si congiunga con la catena, e con questa parte se ne applichi un’altra con gangheri e doppie o cardini, in modo che sia mobile: sotto la congiunzione delle due parti si metta due legni sfacciati, grossi un palmo, in forma di triangolo scaleno, per i quali senza altro posamento, il ponte calato che sarà, stando sospeso, e non posando dall’altra parte sosterrà il peso: e questa seconda parte a questo fine è giunta, acciocchè quando si tira su il ponte, quella parte aggiunta traendosi su per una carrucola fermata nella sommità della doppia catena, congiungendosi con la prima facilmente indietro si tira: il quale quando fusse tutto d’un pezzo in un grande diametro, come presuppongo questi deversi esercitare, saria assai sinistro e incomodo (tav. VII. 6). Terzo, [p. 269 modifica]perchè molte volte possono i ponti levatoi essere tolti, levando con le artiglierie le catene di sopra, facciasi una controleva sotto il ponte e sotto la porta, la quale alzando il ponte che a basso si posa, si possa giù per contrario abbassare: onde potrà ciascuno entrare e uscire sicuramente, essendo l’alzar del ponte tolto via per quello. Quarto, volendo passare un fosso pieno d’acqua di qualunque larghezza, sotto la porta dell’entrata facciasi una vacuità quadrata per la quale passi il ponte lungo secondo il bisogno, e questo dalla parte dinnanzi che passa prima sopra l’acqua abbia sotto due o più casse ben chiuse e vacue, sicchè l’acqua dentro non possa entrare: e ver l’altra sommità a questa opposita, sia un naspo con due corde, l’una contro l’altra procedente, con carrucole di dentro stabilite appresso all’estremità della buca dove passa il ponte: sicchè, voltando il naspo per un verso stia fuori, e per le casse si posi sopra l’acqua, e per lo smusso che richiedono fenda l’acqua2, e per l’altro verso al contrario, senza alzare il ponte, dentro si tiri, come appare appresso disegnato. E a questo fine si può fare infinite e varie invenzioni secondo l’intelligenza di quelli che in tali esercizi sono esercitati.

Note

  1. Memoria III, capo VII, § II.
  2. Il cod. Sanese (f.° 26 v.°) legge con maggior chiarezza: sicchè voltando el naspo per uno verso eschi fora, et per le casse, facte a smusso per fendare meglio l’acqua, si fermi sopra di essa: et voltandolo a contrario si ritiri indietro.