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Trattato - Libro 3 - Capo 6

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CAPO VI.

Delle basi delle colonne.

Resta, secondo l’ordine assegnato, trattare delle basi, dove principalmente è da intendere che l’altezza di tutta la base senza il plinto, o veramente quadro locato sotto di essa base, debba essere la metà del diametro dello stilo da piedi; alcuni dicono il terzo, e questo ho visto in più luoghi (1), e questa altezza si debba dividere in parti 28, e di queste nove se ne deve dare al toro ovvero bastone da piedi, una al regolo ovvero trochilo, nove alla scozia ovvero concava gola, una all’altro trochilo (2). Dopo questo si dia al quadro ovvero plinto undici delle dette parti d’altezza. Alcuna volta però si trova usato per gli antichi scultori il primo di quattordici delle dette parti, cioè la metà dell’altezza della base.

Dopo le predeterminate proporzioni, è conveniente dichiarare quale sia il debito sporto d’esse basi, e circa a questo è da sapere che più modi validi e usati si trovano. Il primo modo è che lo sporto da ogni banda sia mezzo del diametro dello stilo da piedi. Il secondo modo, tre quarti. Il terzo modo, cinque sesti di tutto il diametro predetto. Il quarto e ultimo, descritto da Vitruvio (3) secondo il costume ionico, ha tutto il diametro dello stilo assegnato, benchè questo non sia molto apparente.

Le basi doppie chiamate, o veramente doppie di scozie e altri ornamenti predetti, siccome al doppio avevano le parti allegate, così erano in doppio più alte, cioè tutto il diametro dello stilo. Finalmente, quanto alla cognizione delle basi è da sapere che il suo fondamento debba essere un terzo maggiore della base ovvero plinto. Molte altre varie basi metterò nel disegno, al quale mi riferisco senza esplicare per parole (Tav. II. 5, 6). [p. 210 modifica]

La stilobata è un ornamento e quadro sopra di cui si posa la base della colonna, molte volte usato per gli scultori antichi, della quale al presente è da fare spezial menzione. In prima adunque è da sapere che la stilobata è un corpo cubo ovvero quadrato in ogni parte come un tassello, posto sotto la colonna per ornamento d’essa, e alcuna volta per elevare essa colonna acciocchè a qualche luogo più alto dessa pervenire possa, la cui simmetria è questa: in prima il diametro suo debba esser grosso quanto il diametro della soprapposta colonna e lo quarto più, ed anco fare che la proporzione della sua quantità al diametro della colonna sia sesquialtera. Dopo questo è da ricordarsi di quello che di sopra fu dichiarato, cioè che se il diametro della colonna fusse diviso in sei ovvero in sette parti, delle quali una sene toglie alla colonna, secondo quel modo di diminuire, allora questo corpo cubo debba secondo le medesime parti esser diviso, e una delle dette parti debba esser alta una cornice che in sommità di essa si pone, e la sua base debba essere una delle dette parti e una quarta parte alta, sempre rimanendo il cubo corpo intatto. Lo sporto della base d’essa stilobata debba avere la medesima proporzione al diametro suo che la base della colonna al diametro d’essa. Trovansi stabilite di doppia altezza, le quali sono da usare secondo la opportunità degli edifizi nel dare più o manco eminenze alle colonne. E così sia posto fine al capitolo delle colonne.

  1. In calce al cod. membran. Saluzziano l’autore riunì ben diciannove basi antiche, la miglior parte ricchissime d’intagli.
  2. Vitruvio, III, 3. Il trochilo non è però un regolo, ma sì il cavetto.
  3. Luogo cit. Vitruvio però dice che la larghezza del plinto dev’essere di un diametro e tre ottavi. Nel dannare la base ionica di Vitruvio furono gli architetti sempre concordi.