Differenze tra le versioni di "Pagina:Nietzsche - La Nascita della Tragedia.djvu/116"

(→‎Pagine SAL 25%: Creata nuova pagina: 64 CAPITOLO SETTIMO se davvero sarebbe possibile idealizzare questo nostro pubblico fino a cavarne qualcosa di analogo al coro tragico. Noi i...)
 
 
  Cosa significano le icone?  Cosa significano le icone?
-
Pagine SAL 25%
+
Pagine SAL 75%
Intestazione (non inclusa):Intestazione (non inclusa):
Riga 1: Riga 1:
  +
{{RigaIntestazione|{{Sc|64}}|{{Sc|capitolo settimo}}|}}
Corpo della pagina (da includere):Corpo della pagina (da includere):
Riga 1: Riga 1:
  +
64
 
  +
se davvero sarebbe possibile idealizzare questo nostro pubblico fino a cavarne qualcosa di analogo al coro tragico. Noi in segreto neghiamo una simile possibilità, e tanto più ci meravigliamo sia dell’arditezza dell’affermazione dello {{AutoreCitato|Wilhelm August von Schlegel|Schlegel}}, sia della natura totalmente diversa del pubblico greco. Vale a dire, noi avevamo sempre opinato, che il vero spettatore, sia quale si voglia, si tenesse sempre conscio di trovarsi davanti a un’opera d’arte, non già a una realtà empirica; laddove il coro tragico dei greci è invece costretto a riconoscere vere esistenze viventi nei personaggi della scena. Il coro delle Oceanidi crede effettivamente di avere davanti a sé il titano Prometeo, e si tiene altrettanto reale quanto lo stesso dio sulla scena. L il più alto e puro tipo di spettatore sarebbe quello che, come le Oceanidi, ritenesse Prometeo come reale ed esistente in corpo e persona? Noi credevamo che un pubblico estetico e il singolo spettatore fosse più raffinato, quanto più in grado di prendere l’opera d’arte per arte, cioè d’intenderla esteticamente; ed ecco che la forinola schlegeliana viene a significarci, che il perfetto spettatore ideale sente non già l’effetto estetico del mondo della scena, ma l’effetto di una cosa corporeamente empirica. Oh, quei greci! sospiriamo: essi ci scombussolano la nostra estetica! E con questa abitudine, ripetiamo l’aforismo di Schlegel ogniqualvolta discorrendo torna in campo il coro.
CAPITOLO SETTIMO
 
  +
se davvero sarebbe possibile idealizzare questo
 
 
Se non che, quella tradizione cosi esplicita si volta contro Schlegel: il coro per sé stesso, senza
nostro pubblico fino a cavarne qualcosa di analogo
 
al coro tragico. Noi in segreto neghiamo
 
una simile possibilità, e tanto più ci meravigliamo
 
sia dell’arditezzji dell’affermazione dello
 
Schlegel, sia della natura totalmente diversa del
 
pubblico greco. Vale a dire, noi avevamo sempre
 
opinato, che il vero spettatore, sia quale si voglia,
 
si tenesse sempre conscio di trovarsi davanti
 
a un’opera d’arte, non già a una realtà
 
empirica; laddove il coro tragico dei greci è
 
invece costretto a riconoscere vere esistenze
 
viventi nei personaggi della scena. Il coro delle
 
Oceanidi crede effettivamente di avere davanti
 
a sé il titano Prometeo, e si tiene altrettanto
 
reale quanto lo stesso dio sulla scena. L il più
 
alto e puro tipo di spettatore sarebbe quello che,
 
come le Oceanidi, ritenesse Prometeo come reale
 
ed esistente in corpo e persona? Noi credevamo
 
che un pubblico estetico e il singolo spettatore
 
fosse più raffinato, quanto più in grado di prendere
 
l’opera d’arte per arte, cioè d’intenderla
 
esteticamente; ed ecco che la forinola schlegeliana
 
viene a significarci, che il perfetto spettatore
 
ideale sente non già l’effetto estetico del
 
mondo della scena, ma l’effetto di una cosa corporeamente
 
empirica. Oh, quei greci! sospiriamo:
 
essi ci scombussolano la nostra estetica! E con
 
questa abitudine, ripetiamo l’aforismo di Schlegel
 
ogniqualvolta discorrendo torna in campo il coro.
 
°Se non che, quella tradizione cosi esplicita si
 
volta contro Schlegel: il coro per sé stesso, senza
 
5 724

contributi