Differenze tra le versioni di "Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/683"

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433 E la lingua, che avea unita e presta
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{{R+|133|1}}E la lingua, che avea unita e presta
Prima a parlar, si fende; e la forcuta
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{{R+|134|0}} Prima a parlar, si fende; e la forcuta
Nell’altro si richiude, e il fummo resta.
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{{R+|135|0}} Nell’altro si richiude, e il fummo resta.
136 L’anima, ch’era fiera divenuta,
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{{R+|136|1}}L’anima, ch’era fiera divenuta,
Sufolando si fuggì per la valle,
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{{R+|137|0}} Sufolando si fuggì per la valle,<ref>y. 137. Si fugge sufolando</ref>
E l’altro dietro a lui parlando sputa.
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{{R+|138|0}} E l’altro dietro a lui parlando sputa.
139 Poscia li volse le novelle spalle,
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{{R+|139|1}}Poscia li volse le novelle spalle,
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{{R+|140|0}} E disse all’altro: Io vuo’, che Buoso corra,<ref>v. 140. Io vuo’. ''Vuo’''; potrebb’ essere la voce ''vo’'', troncata da ''voio'' e framessovi l’''u'', come in ''vuoglio, vuogli'' ec., al modo che incontransi negli antichi. Oggi a ''vuo’'' si preferisce ''vo’''. ''E''-</ref>
E disse all’altro: Io vuo’, che Buoso corra,
 
Com’ò fatt'io, carpon per questo calle.
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{{R+|141|0}} Com’ò fatt’io, carpon per questo calle.<ref>v. 141. C. M. Come faccio, carpon</ref>
142 Così vid’io la settima zavorra
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{{R+|142|1}}Così vid’io la settima zavorra
Mutare e trasmutare, e qui mi scusi
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{{R+|143|0}} Mutare e trasmutare, e qui mi scusi
La novità, se fior la penna aborra.
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{{R+|144|0}} La novità, se fior la penna aborra.
145 Et avvegna che li occhi miei confusi
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{{R+|145|1}}Et avvegna che li occhi miei confusi
Fossono alquanto e l’animo smagato,
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{{R+|146|0}} Fossono alquanto e l’animo smagato,<ref>v. 146. C. M. Fusser</ref>
Non poter quei fuggirsi tanto chiusi,
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{{R+|147|0}} Non poter quei fuggirsi tanto chiusi,
148 Ch’io non scorgessi ben Puccio Sciancato;
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{{R+|148|1}}Ch’io non scorgessi ben Puccio Sciancato;
Et era quel che sol de’ tre compagni,
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{{R+|149|0}} Et era quel che sol de’ tre compagni,
Che venner prima, non era mutato:
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{{R+|150|0}} Che venner prima, non era mutato:
151 L’altro era quel, che tu, Gaville, piagni.
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{{R+|151|1}}L’altro era quel, che tu, Gaville, piagni.<ref>v. 151. C. M. Gavilli, piangili.</ref>
 
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y. 437. Si fugge sufolando
 
v. 440. Io vuo’. Vuo’; potrebb’ essere la voce vo’, troncata da voio e frames-
 
sovi V u, come in vuoglio, vuogli ec., al modo che incontransi negli antichi.
 
Oggi a vuo’ si preferisce vo’. E. v. 441. C. M. Come faccio, carpon
 
v. 446. C. M. Fusser v. 451. C. M. Gavilli, piangili.
 
 
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''Al fine delle sue parole'' ec. Avendo trattato l’autore nel canto
 
''Al fine delle sue parole'' ec. Avendo trattato l’autore nel canto
passato del ladroneccio, in questo canto {{sc|xxv}} intende di trattare di quel medesimo; ma in altra spezie, cioè nella seconda e terza, come se vedrà, quando sporremo lo testo. E dividesi questo canto principalmente in due parti, perchè prima tratta della seconda spezie del furto, olirà quello che continua di Vanni Fucci; nella seconda tratta della terza spezie, quivi: ''Come il ramarro'', ec. La prima, che sarà
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passato del ladroneccio, in questo canto {{sc|xxv}} intende di trattare di quel medesimo; ma in altra spezie, cioè nella seconda e terza, come se vedrà, quando sporremo lo testo. E dividesi questo canto principalmente in due parti, perchè prima tratta della seconda spezie del furto, oltra quello che continua di Vanni Fucci; nella seconda tratta della terza spezie, quivi: ''Come il ramarro'', ec. La prima, che sarà
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