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e delle loro battaglie eroiche, dì quella “gloriosa rientrata,„ principalmente, e di quella miracolosa difesa della Balsiglia, paragonabili davvero l’una e l’altra alle più grandi cose dei tempi antichi; alteri anche del presente; della floridezza, della istruzione, della operosità, della virtù del loro popolo, a cui il mondo protestante ha decretato il titolo glorioso di “Israele delle Alpi.„ Della virtù, dell’onestà sopra tutto, poiché, sebbene riconoscano essi pure di non essere più i Valdesi d’una volta, e ammettano che anche nelle valli, come dice uno dei loro scrittori viventi: “entrarono il lusso, il libertinaggio, la calunnia, la lite, il gioco, la crapula,„ hanno per fermo nondimeno, e non lo tacciono, che “il loro grado di moralità sia superiore a quello di tutte le altre popolazioni italiane.„ E veramente il giudizio della maggior parte di coloro che li conoscono da vicino, non discorda dal giudizio loro. Io interrogai anche pochi giorni fa un dottorino veneziano, un giovinotto allegro che visse molto tempo nelle valli. — Che cosa le pare? è davvero un popolo più morale degli altri il popolo valdese? — Con mia grande meraviglia, egli si rannuvolò. — Ah! — esclamò poi con tristezza, — pur troppo! — E domandato della ragione di quel ''pur troppo'', mi raccontò una storia pietosa. Era innamorato d’una valdese, maritata, di umile condizione; ma bellina! ma cara! una delle più belle bocche che abbiano mai addentato un frutto proibito. E un giorno, trovandosi solo con lei, non all’aperto, la pregava, la scongiurava; e quella, che aveva simpatia per lui,
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e delle loro battaglie eroiche, dì quella “gloriosa rientrata,„ principalmente, e di quella miracolosa difesa della Balsiglia, paragonabili davvero l’una e l’altra alle più grandi cose dei tempi antichi; alteri anche del presente; della floridezza, della istruzione, della operosità, della virtù del loro popolo, a cui il mondo protestante ha decretato il titolo glorioso di “Israele delle Alpi.„ Della virtù, dell’onestà sopra tutto, poichè, sebbene riconoscano essi pure di non essere più i Valdesi d’una volta, e ammettano che anche nelle valli, come dice uno dei loro scrittori viventi: “entrarono il lusso, il libertinaggio, la calunnia, la lite, il gioco, la crapula,„ hanno per fermo nondimeno, e non lo tacciono, che “il loro grado di moralità sia superiore a quello di tutte le altre popolazioni italiane.„ E veramente il giudizio della maggior parte di coloro che li conoscono da vicino, non discorda dal giudizio loro. Io interrogai anche pochi giorni fa un dottorino veneziano, un giovinotto allegro che visse molto tempo nelle valli. — Che cosa le pare? è davvero un popolo più morale degli altri il popolo valdese? — Con mia grande meraviglia, egli si rannuvolò. — Ah! — esclamò poi con tristezza, — pur troppo! — E domandato della ragione di quel ''pur troppo'', mi raccontò una storia pietosa. Era innamorato d’una valdese, maritata, di umile condizione; ma bellina! ma cara! una delle più belle bocche che abbiano mai addentato un frutto proibito. E un giorno, trovandosi solo con lei, non all’aperto, la pregava, la scongiurava; e quella, che aveva simpatia per lui,