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Salmi (Diodati 1821)/capitolo 39

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capitolo 38 capitolo 40

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SALMO 39.

Vigilanza sui proprii pensieri. La brevità della vita, il rispetto ai giudicii di Dio e la preghiera son freni all’impazienza.

Salmo di Davide, dato a Iedutun, capo de’ Musici.

1 IO aveva detto: Io prenderò guardia alle mie vie, che io non pecchi colla mia lingua; io guarderò la mia bocca con un frenello1, mentre l’empio sarà davanti a me.

2 Io sono stato mutolo e cheto; ho eziandío taciuto il bene; ma la mia doglia si è inasprita.

3 Il mio cuore si è riscaldato dentro di me; un fuoco si è acceso, mentre io ravvolgeva questo nell’animo mio; onde io ho parlato colla mia lingua, dicendo:

4 O Signore, fammi conoscere il mio fine, e quale è il termine de’ miei dì2; fa ch’io sappia quanto io ho da vivere ancora in questo mondo.

5 Ecco tu hai ridotti i miei dì alla misura di un palmo3, e il tempo della mia vita è come niente appo te; certo, ogni uomo, quantunque sia in piè, è tutta vanità. (Sela.)

6 Certo l’uomo va e viene in figura; certo in vano si travagliano tutti, e adunano de’ beni senza sapere chi li raccorrà4.

7 Ma ora, Signore, che aspetto io? La mia speranza è in te.

8 Liberami da tutti i miei misfatti; non farmi essere il vituperio dello stolto. [p. 477 modifica]9 Io ammutolisco, io non aprirò la bocca; perciocchè tu hai fatto questo5.

10 Toglimi d’addosso la tua piaga; io mi vengo meno, per la guerra che tu mi fai colla tua mano.

11 Se tu castighi alcuno con castigamenti d’iniquità, tu fai struggere tutto ciò che vi è di bello e d’eccellente in lui, come una tignuola; certo, ogni uomo è vanità. (Sela.)

12 Signore, ascolta la mia orazione, e porgi l’orecchio al mio grido, e non esser sordo alle mie lagrime; perciocchè io son forestiere appo te, ed avveniticcio6, come tutti i miei padri.

13 Cessati da me, acciocchè io mi rinforzi, innanzi che io me ne vada, e non sia più.