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Rime d'amore

CXXX

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CXXX

Dello stesso argomento.

     Qual fu di me giamai sotto la luna
donna piú sventurata e piú confusa,
poi che ’l mio sole, il mio signor m’accusa
di cosa, ov’io non ho già colpa alcuna?
     E, per farmi dolente a via piú d’una
guisa, non vuol ch’io possa far mia scusa;
vuol ch’io tenga lo stil, la bocca chiusa,
come muto, o fanciul picciolo in cuna.
     A qual piú sventurato e tristo reo
di non poter usar la sua difesa
si dura legge al mondo unqua si dèo?
     Tal è la fiamma, ond’hai me, Amor, accesa,
tal è il mio fato dispietato e reo,
tal è ’l laccio crudel, con che m’hai presa.