Rime (Stampa)/Rime d'amore/CXXIX

Rime d'amore

CXXIX

../CXXVIII ../CXXX IncludiIntestazione 22 settembre 2009 75% Poesie

Rime d'amore - CXXVIII Rime d'amore - CXXX

[p. 73 modifica]

CXXIX

Si ribella ad un’ingiusta accusa di lui.

     O mia sventura, o mio perverso fato,
o sentenzia nemica del mio bene,
poi che senza mia colpa mi conviene
portar la pena de l’altrui peccato.
     Quando si vide mai reo condannato
a la morte, a l’essilio, a le catene
per l’altrui fallo e, per maggior sue pene,
senza esser dal suo giudice ascoltato?
     Io griderò, signor, tanto e sí forte,
che, se non li vorrete ascoltar voi,
udranno i gridi miei Amore o Morte;
     e forse alcun pietoso dirà poi:
— Questa locò per sua contraria sorte
in troppo crudo luogo i pensier suoi.