Rime (Dante)/CII - Amor, tu vedi ben che questa donna

CII - Amor, tu vedi ben che questa donna

../CI - Al poco giorno e al gran cerchio d'ombra ../CIII - Così nel mio parlar voglio esser aspro IncludiIntestazione 31 agosto 2009 75% letteratura

Dante Alighieri - Rime (XIII secolo)
CII - Amor, tu vedi ben che questa donna
CI - Al poco giorno e al gran cerchio d'ombra CIII - Così nel mio parlar voglio esser aspro
Rime per la donna pietra

 
Amor, tu vedi ben che questa donna
la tua vertù non cura in alcun tempo
che suol de l’altre belle farsi donna;
e poi s’accorse ch’ell’era mia donna
5per lo tuo raggio ch’al volto mi luce,
d’ogne crudelità si fece donna;
sì che non par ch’ell’abbia cor di donna
ma di qual fiera l’ha d’amor più freddo;
ché per lo tempo caldo e per lo freddo
10mi fa sembiante pur come una donna
che fosse fatta d’una bella petra
per man di quei che me’ intagliasse in petra.

E io, che son costante più che petra
in ubidirti per bieltà di donna,
15porto nascoso il colpo de la petra,
con la qual tu mi desti come a petra
che t’avesse innoiato lungo tempo,
tal che m’andò al core ov’io son petra.
E mai non si scoperse alcuna petra
20o da splendor di sole o da sua luce,
che tanta avesse né vertù né luce
che mi potesse atar da questa petra,
sì ch’ella non mi meni col suo freddo
colà dov’io sarò di morte freddo.

25Segnor, tu sai che per algente freddo
l’acqua diventa cristallina petra
là sotto tramontana ov’è il gran freddo
e l’aere sempre in elemento freddo
vi si converte, sì che l’acqua è donna
30in quella parte per cagion del freddo:
così dinanzi dal sembiante freddo
mi ghiaccia sopra il sangue d’ogne tempo,
e quel pensiero che m’accorcia il tempo
mi si converte tutto in corpo freddo,
35che m’esce poi per mezzo de la luce
là ond’entrò la dispietata luce.

In lei s’accoglie d’ogni bieltà luce:
così di tutta crudeltate il freddo
le corre al core, ove non va tua luce:
40per che ne li occhi sì bella mi luce
quando la miro, ch’io la veggio in petra,
e po’ in ogni altro ov’io volga mia luce.
Da li occhi suoi mi ven la dolce luce
che mi fa non caler d’ogn’altra donna:
45così foss’ella più pietosa donna
ver me, che chiamo di notte e di luce,
solo per lei servire, e luogo e tempo!
Né per altro disio viver gran tempo.

Però, Vertù che se’ prima che tempo,
50prima che moto o che sensibil luce,
increscati di me, c’ho sì mal tempo:
entrale in core omai, ché ben n’è tempo,
sì che per te n’esca fuor lo freddo
che non mi lascia aver, com’altri, tempo;
55ché se mi giunge lo tuo forte tempo
in tal stato, questa gentil petra
mi vedrà coricare in poca petra
per non levarmi se non dopo il tempo,
quando vedrò se mai fu bella donna
60nel mondo come questa acerba donna.

Canzone, io porto ne la mente donna
tal, che con tutto ch’ella mi sia petra,
mi dà baldanza, ond’ogni uom mi par freddo;
sì ch’io ardisco a far per questo freddo
65la novità che per tua forma luce,
che non fu mai pensata in alcun tempo.