Quando il pensiero umano

Gabriello Chiabrera

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Q
UANDO il pensiero umano

Misura sua possanza
          Caduca o frale, ei sbigottisce e teme;
          Ma se di Dio la mano,
          5Che ogni potere avanza,
          Ei prende a riguardar, cresce la speme:
          Ira di mar, che freme
          Per atroce tempesta,
          Ferro orgoglioso, che le squadre ancida,
          10Non turba e non arresta
          Vero ardimento, che nel ciel confida.

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     Sento quaggiù parlarsi:
          ‘ Un piccioletto regno
          A vasto impero perchè dar battaglia?
          15Alpe non può crollarsi;
          E di leon disdegno
          Non è da risvegliar. perchè t’assaglia.’
          Meco non vo’ che vaglia
          Sì sconsigliata voce,
          20Ed ella Gedeon già non commosse,
          Quando scese feroce
          Nell’ima valle, e ’l Madïan percosse.
     Ei, gran campo raccolto
          Di numerose schiere,
          25Vegghiava a scampo del natio paese;
          E da lunge non molto
          Spiegavano bandiere
          Gli stuoli pronti alle nemiche offese.
          Ed ecco a dir gli prese
          30II Re dell’auree stelle:
          ‘ Troppa gente è con te, parte sen vada;
          Crederebbe Israelle
          Vittoria aver per la sua propria spada.’
     Quivi il fedel campione
          35Di gente coraggiosa
          Sol trecento guerrier seco ritenne:
          Poscia per la stagione
          Dell’aria tenebrosa
          Le squadre avverse ad assalir sen’ venne;
          40Poco il furor sostenne
          La nemica falange;
          Ei gli sparse e disperse in un momento;
          Febo, ch’esce dal Gange,
          Le nebbie intorno a sè strugge più lento.

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     45Così gli empi sen vanno,
          Se sorge il gran Tonante,
          Della cui destra ogni vittoria è dono:
          Il Trace è gran tiranno,
          Ma sue forze cotante
          50Nè di dïaspro nè d’acciar non sono.
          Forse indarno ragiono?
          Ah no, ch’oggi sospira
          Algier de’ legni suoi l’aspra ventura,
          E Prevesa rimira
          55De’ bronzi tonator nude sue mura.
     Diffonde Etruria gridi,
          Gridi che vanno al cielo.
          Al ciel seren per nostre glorie e lieto;
          Così nei cori infidi
          60Spandi temenza e gelo,
          Gran Ferdinando, per divin decreto.
          Mal volentier m’accheto;
          Nocchier, che i remi piega
          In bella calma, empie di gaudio il petto;
          65Consigli di virtù, prende diletto.
     Popolo sciocco e cieco,
          Che militar trofei
          Speri da turba in guerreggiar maestra,
          Quali squadre ebbe seco
          70Sanson tra’ Filistei,
          Quando innalzò la formidabil destra?
          Ei da spelonca alpestra
          S’espose in larga piaggia
          A spade, ad aste di suo strazio vaghe,
          75Quasi fera selvaggia
          Data in teatro a popolari piaghe.
     Ma, sparsi in pezzi i nodi,

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          Onde si trasse avvinto,
          D’acerba guerra suscitò tempesta;
          80Per sì miseri modi
          All’esercito vinto
          La forza di sua man fe’ manifesta:
          E sull’ora funesta
          Per lui non s’armò gente,
          85Nè di faretra egli avventò quadrella:
          Ma vibrò solamente
          D’un estinto asinel frale mascella.
     Al fin chi lo soccorse
          Dentro Gaza, là dove
          90Le gravissime porte egli divelse:
          E rapido sen corse,
          Incredibili prove!
          E le portò sulle montagne eccelse?
          Die fu, Dio, che lo scelse,
          95E di fulgidi rai
          Sì chiaro il fece ed illustrollo allora:
          Nè perirai giammai
          Chi s’arma, e del gran Dio le leggi adora.