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Per la contessa Stella de' Medici

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Per la contessa Stella de' Medici
A sua eccellenza Giustiniana Gradenigo Delfino Per la M.R. Madre Suor Marianna Geltrude Bevilacqua
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per la signora

contessa stella de’ medici



Costei, che già solea splender sì bella,
Che di sue luci al foco arse le piume
Amor, mentre in quel vivo ardente lume
4Volle accender talor la sua facella;

     Da cruda febbre oppressa or langue, ond’ella
A poco a poco vien che si consume,
Qual giù cadendo ne le salse spume,
8Suol dileguarsi rugiadosa stella.

     Pur non si fidi alcun tanto in sè stesso,
Se meno in vista appar lieta e gioconda,
11Che troppo ardisca rimirarla appresso.

     Non è men vivo, perchè si nasconda
Ne la cener sopito il foco, e spesso
14Poca favilla gran fiamma seconda.

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Lasso, che fia di me? poichè distrugge,
Ne le vene serpendo, atro veneno
Le vaghe membra, e ’l bel viso sereno
18Par che improvvisa oscura nebbia adugge.

     Non così vinto da dolor mai rugge
Leon, che accolto ha mortal freccia in seno,
Com’io, lasso, veggendo venir meno
22Lo spirto, che dal petto egro sen fugge.

     Soccorri, Amore, al gran publico danno;
E fatto incontro a Morte, ardito e franco
25Il tuo servo fedel togli d’affanno.

     Se in sì grand’uopo il tuo valor vien manco,
Che fai tu di quell’arco? e a che ti stanno,
28Timido Arciero, le saette al fianco?

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Chiaro spirto gentile, e qual tristezza
De la tua fronte il bel sereno adombra?
Sai pur, che move ognora un turbo, e spezza
32L’umane vite, come nebbia od ombra.

     Ma l’alma qui rinchiusa, cui vaghezza
Preme del cielo, e il basso mondo ingombra,
Di cruda morte il colpo già non prezza,
36Se non quanto la rende lieve e sgombra.

     Onde spiegando desiosa l’ale,
Esce de l’aer fosco, e ad una ad una
39Varca le stelle, e ne l’empireo sale:

     Dove nè vel di notte algente e bruna,
Nè di nuvol irato nebbia, o strale
42II queto raggio suo turba, nè imbruna .