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Pensieri e discorsi/Antonio Mordini in patria/VII

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Antonio Mordini in patria - VI Antonio Mordini in patria - VIII
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VII.


Ed eccolo lì, uno dei due.

Eccolo li, sotto il grande albero che egli amava, e che ha, presso a poco, gli anni della terza Italia; perchè questa cominciò a essere quando si cominciò a morire per lei. E per lei, per l’Italia libera, indipendente e una, suo sogno sin dagli anni suoi più giovani, Antonio Mordini cospirò, combattè, operò.

Sono sue parole. Sono scritte sulla sua tomba. Egli le ridice dal bronzo della sua seconda vita nella gloria. Ha egli bisogno d’essere difeso perchè mazziniano in gioventù, fu poi...? E che altro fu poi, sino alla morte, se non mazziniano?

Udite!

Il 20 settembre del settanta, quando i cannoni regi aprivano la breccia a Porta Pia, e i bersaglieri entravano di corsa in Roma, in quel giorno che l’Italia diveniva veramente una, forse un uomo solo, in tutta Italia, non seppe, la sera di quel giorno, il più grande avvenimento del secolo. Gli altri, sì, tutti, credo; perchè in tutta Italia il telegrafo annunziò che ciò che tutti con indicibile ansia aspettavano di giorno in giorno, d’ora in ora, era compiuto. E s’invasero i campanili, e tutte le campane sonarono a gloria. Era la Risurrezione della Patria. Anche i prigionieri seppero il fatto, perchè la romba festosa percosse [p. 309 modifica]le grigie mura della solitudine e del rammarico. Anche i prigionieri, fuori d’uno, d’uno solo. Egli era nella cella d’un fortilizio sul mare. Egli non udiva che il rumore del risucchio eterno. Nessuno parlava al gran reo (perchè era un gran reo davvero!) di tali cose del mondo, come non lo riguardassero punto o... lo riguardassero troppo. I cannoni vegliavano alle feritoie. Cinque corazzate erano ai piedi, ancorate, di guardia. Roma era nostra, e l’unico che non lo sapesse, era... Giuseppe Mazzini! Ma era esso, il mesto affranto prigioniero, che entrava in Roma! Era la sua idea, era la sua volontà, era la sua passione ispirata a tutto un popolo, che saliva il Campidoglio! Era la sua anima soffiata in un re, che proclamava: A Roma siamo, a Roma resteremo!

Mazzini era prigioniero, ma aveva vinto. Il suo non era più un partito: egli era l’Italia.