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*   Qualunque domestico entra nella mia famiglia non n’esce mai finché non muore, come potete sentire da quelli che ci sono stati: — diceva un padrone di casa al nuovo suo cuoco, dopo che due altri se n’erano licenziati spontaneamente.


[p. 179 modifica]*   Nelle favole del Pignotti, e forse in altre ancora, per la piú parte, è svanito il fine della favola, ch’è l’istruire i fanciulli ec.; col mezzo del dolce, della similitudine ec. e non si conserva nemmeno in apparenza, come ne’ poemi didascalici, giacché sono dirette a significar certi vizi del gran mondo, certe massime di politica, certe fine qualità del carattere umano, che non giova punto né è possibile ai fanciulli di conoscere e comprendere: come, per esempio, quella dell’asino, del cavallo e del bue. Piuttosto quelle favole dalla loro prima istituzione esopiana si son ridotte a satirette non inurbane, o a meri giuochi d’ingegno, cioè similitudini o novellette piacevoli e alquanto istruttive per gli uomini maturi, come i Contes moraux di Marmontel, e le altre opere di questo genere, eccetto che qui si parla di animali, piante ec. ec. Notano (vedi Roberti, favola 62, nota) che le femmine degli uccelli generalmente son meno belle dei maschi e se ne fanno maraviglia: e ciò perché nell’uomo pare il contrario. Poca riflessione. Noi siamo uomini e la femmina ci par piú bella del maschio, alle donne pare il contrario: agli uccelli maschi certo par piú bella la femmina, e alle femmine l’opposto. Che se ci fosse un altro animale ragionevole che, come noi giudichiamo degli uccelli, cosí potesse giudicare della specie umana, non è dubbio che per perfezione, vistosità ec. rispettiva di forme ec. ec., darebbe la preferenza al maschio, e chiamerebbe piú bello l’uomo che la donna, che da noi tuttavia si chiama il bel sesso.


*   Moltissime volte, anzi la piú parte, si prende l’amor della gloria per l’amor della patria. Per esempio, si attribuisce a questo la costanza dei greci alle Termopile, il fatto d’Attilio Regolo (se è vero) ec. ec.; le quali cose furono puri effetti dell’amor della gloria, cioè dell’amor proprio immediato ed evidente, non trasformato ec. Il gran mobile degli antichi popoli era la gloria che si [p. 180 modifica]prometteva a chi si sacrificava per la patria, e la vergogna a chi ricusava questo sacrifizio; e però, come i maomettani si espongono alla morte, anzi la