Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3807

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[p. 193 modifica] considerata. Di tutte le specie d’animali (cosí degli altri esseri) l’umana è quella i cui individui sono, non solo accidentalmente, ma naturalmente, costante e inevitabilmente, piú vari tra loro. Come l’uomo è di gran lunga piú conformabile d’ogni altro animale, e quindi piú modificabile, ogni menoma circostanza, ogni menomo accidente (sia individuale, sia nazionale ec., sia fisico, sia morale) basta a produrre tra l’uno uomo e l’altro (e cosí fra l’una nazione e l’altra) notabilissime diversità. E come è assolutamente inevitabile la menoma varietà delle menome circostanze e accidenti, cosí è inevitabile la diversità degli umani individui ec. che ne deriva. Inevitabile si è l’una e l’altra in tutte le specie di animali, ma la seconda è molto maggiore nell’uomo, perché dal poco diverso nasce in lui il diversissimo, stante la sua somma modificabilità estremamente moltiplice, e la somma delicatezza e quindi suscettibilità della sua natura rispetto agli altri animali, come si è detto. Nel modo che la specie umana è divenuta, per la sua conformabilità, piú diversa da tutte l’altre specie animali e da ciascuna di loro, che non è veruna di queste rispetto ad altra veruna di esse; e nel modo che l’uomo nelle sue diverse età e in diversi tempi, anche naturalmente, è piú diverso da se medesimo che niuno altro animale; piú diverso l’uomo giovane da se stesso fanciullo, che non è niuno animale decrepito da se stesso appena nato; tanto che un uomo in diverse età, o in diverse circostanze naturali o accidentali, locali, fisiche, morali ec., di clima ec., native, cioè di nascita ec. o avventizie ec., volontarie o no ec., appena si può dire esser lo stesso

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