Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1390

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[p. 131 modifica] soggette ai sensi, facendosi scala da quelle applicazioni già fatte, ricevute e ben intese ad altre piú sottili ed immateriali ec. Di maniera che i nomi anche modernissimi delle piú sottili e rimote astrazioni derivano originariamente da quelli delle cose affatto sensibili e da nomi che nelle primitive lingue significavano tali cose. E la sorgente e radice universale di tutte le voci in qualsivoglia lingua sono i puri nomi delle cose che cadono al tutto sotto i sensi.


     È curioso l’osservare che il verbo sostantivo essere, sí necessario che senza esso non si può fare un discorso formato ed esprimente un’idea sí universale [p. 132 modifica]e appartenente a tutte le cose e le idee, nondimeno, perch’ella è un’idea delle piú astratte ed ultime (appunto a cagione della sua universalità, la quale dimostra ch’ella è idea elementare ec), è imperfetto e irregolare, cred’io, per lo meno, in quasi tutte le lingue. Nella greca è anche sommamente difettivo e non è supplito da voci prese d’altre radici, come lo è in latino, in sascrito, in persiano. Nell’ebraico il verbo הׇיׇה esse, existere, oltre ch’é quiescente, vale a dire imperfetto, ha miras anomalias, dice il Zanolini. La cagione di ciò (che non si può creder caso) può essere che questo verbo sia stato uno de’ primi inventati, a causa della sua necessità; e quindi confuso ed irregolare sí a causa della sua antichità,