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[p. 231 modifica] natura ha fatte piacevoli generalmente, amabilità, virtú, coraggio, servigi prestati, abilità negli affari, integrità, onestà, onoratezza ec. Sicché le elezioni del popolo non possono costringere il candidato ad abbassarsi se non in piccole cose, anzi, per lo contrario, ad ingrandirsi. Ma le passioni dell’individuo sono piccole e basse, e quando l’elezione dipende da lui, per cattivarselo, è necessario coll’abbiezione dell’animo farsi indegno di qualunque onore o vantaggio; e cosí le dignità è naturale che tocchino per lo piú agl’indegni. Oltre la grande spinta che dà all’ingegno all’eloquenza e a tutte le nobili facoltà il desiderio di cattivarsi la moltitudine, che ordinariamente non può giudicare se non colle regole vere, perché queste sole sono comuni (10 giugno 1820). Perciò i giudizi ec. del tempo e del pubblico sono sempre giusti riguardo a qualunque oggetto.


*   La cagion vera, secondo me, di quello che dice Montesquieu, loc. cit., ch., 14, p. 157, di uno fatto accusare da Tiberio per aver venduta colla sua casa la statua dell’imperatore, e di un altro che ec. è che il materiale e il sensibile avea molto piú forza sugli antichi, ed era molto piú considerato in quei tempi [p. 232 modifica]d’immaginazione, che in questi nostri tutti intellettuali.


*   Le cagioni di quello che nota Montesquieu ch. 14. fine, e se ne maraviglia, sono: 1°, che ciascuno è tanto infelice quanto esso crede, e i poveri e ignoranti si credono assai meno infelici di quello che fanno i ricchi e istruiti, non già che quelli non si credano molto piú sventurati di questi, ma misurando e ragguagliando l’opinione