Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1178

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[p. 463 modifica] misteri, in certe parti della natura cosí riposte, scuoprono e vedono tante cose, che la stessa copia e profondità delle loro concezioni ne impedisce la chiarezza, tanto riguardo a essi stessi, quanto al comunicarle altrui; ne impedisce l’ordine, insomma vince le loro stesse facoltà e non è capace, a cagione dell’eccesso, di essere determinata, circoscritta e ridotta a frutto. La forza della loro mente soverchia la capacità della stessa mente, perché insomma la natura e la copia delle verità esistenti è molto maggiore della capacità e delle facoltà dell’uomo. E il troppo vedere, il troppo concepire, rende questi tali ingegni sterili e infruttuosi; e se scrivono, i loro scritti o sono di poco conto ed anche aridi espressamente e poveri (come quelli di Ermogene) o certo minori assai del loro ingegno. Come quegli animali inetti alla generazione per l’eccesso della forza generativa (i muli). E la stupidità della vita è ordinariamente il carattere di tali persone o mentre ancora son giovani o da vecchi, come narrano che fosse detto a Pico Mirandolano. Quello che dico dell’intelletto e della filosofia, dico pure della immaginazione e delle arti che ne derivano. Esempio del Tasso, della sua pazzia, dell’essere i suoi