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(4305-4306) pensieri 253

sont pas, que par celles que l’auteur y a mises. Ib., ib. (Pisa, 8 maggio 1828).


*    Alla p. 4298, fine. In Pisa, su un canto della piazza dello Stellino, oltre la croce dipinta, v’è la leggenda: Rispetto alla Croce. Vedi p. 4306.


*    Nous n’acquérons guere de connoissances nouvelles que pour nous désabuser de quelque illusion agréable, et nos lumieres sont presque toujours aux dépens de nos plaisirs. D’Alembert, Réflexions sur l’usage et sur l’abus de la philosophie dans les matières de goût, lues à l’Académie Françoise le 14 mars 1757.


*    «E molte forti a Pluto alme d’eroi. Spinse anzi tempo abbandonando i corpi. Preda a sbranarsi a’ cani ed agli augelli.» Foscolo. «Molte anzi tempo all’Orco Generose travolse alme d’eroi, E di cani e d’augelli orrido pasto. Lor salme abbandonò.» Monti. E cosí gli altri. Ma Omero dice le anime (ψυχὰς) ed essi (αὐτοὺς), cioè gli eroi, non i loro corpi. Differenza non piccola e, secondo me, non senza grande importanza a chi vuol conoscere veramente Omero, e i suoi tempi, e il loro modo di pensare. Questa infedeltà, non di stile e di voci solo, ma di sostanza  (4306) e di senso, nata dall’applicare alle parole d’Omero le opinioni contemporanee a’ traduttori; questa infedeltà, dico, commessa nel primo principio del poema, anche da’ traduttori piú fedeli, dotti ed accurati, e in un caso in cui le parole son chiare e note, mostra quanto sia ancora imperfetta l’esegesi omerica (e in generale degli antichi), e quanto spesso si debba trovare ingannato, quanto spesso insufficientemente informato, chi, per conoscere Omero, e gli antichi e i loro tempi, costumi, opinioni ec., si vale delle traduzioni sole e fonda su di esse i suoi discorsi ec., come per lo piú i piú eruditi francesi d’oggidí ec. ec. (Pisa, 10 maggio 1828, sabato).