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Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/272

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Savoja-Carignano, che ci ha dato non dubbie prove del costante suo zelo.

Falso è che l’Austria ci abbia domandato veruna fortezza ed il licenziamento di una parte delle nostre truppe. Noi siamo anzi assicurati da tutte le principali potenze della indipendenza nostra e della integrità del nostro territorio. Ogni movimento non ordinato da noi sarebbe la sola cagione, che, malgrado del nostro invariabile volere, potrebbe condurre forze straniere entro i nostri Stati e produrvi infiniti mali.

Assicuriamo tutti coloro i quali hanno preso parte nei movimenti finora seguiti, e torneranno tosto alle loro stazioni sotto la nostra obbedienza, che conserveranno i loro impieghi ed onori e la nostra grazia reale.

Dato in Torino il 10 marzo 1821.»

VITTORIO EMANUELE.

Sembra che fosse già pronto il seguente proclama di Vittorio Emanuele, ma poscia non fu più pubblicato, perchè, dice la Gazzetta di Torino (riportandolo nel successivo maggio) la perversità dei faziosi non lo permise.


VITTORIO EMANUELE

PER GRAZIA DI DIO RE DI SARDEGNA, ECC., ECC., ECC.

Dal dì ch’è piaciuto a Dio di richiamarci al governo di questi Stati di Terraferma, noi abbiamo in tutte le cose cercato di mostrare ai nostri sudditi gli effetti del nostro cuore paterno.

E singolarmente noi ci siamo adoperati in ciò di mantenere fra di loro gli spiriti dell’unione e della concordia, e di rimuovere ogni occasione di odii, di rancori o di parti.

A questi sensi hanno corrisposto i nostri sudditi; ed è stato vanto di essi e di noi, ed ammirazione d’Europa,