Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/517


Sonetti del 1831 205

restando il corpo sospeso e legato per le mani dietro il dorso, riceveva l’infelice dolore acutissimo e slogamento di ossa.      6 [La testa dell’omero.]      7 [Supplizio di nerbate o frustate sul deretano, che si dava, come la corda, per colpe anche lievi; e che, quando la corda venne abolita anche come punizione, le sopravvisse molti e molti anni. (V. la nota 6 del sonetto: La Ggiustizzia ecc., 7 febb. 32; e la nota 13 a pag. 109 del vol. VI.) Fu dato per lungo tempo in quel tratto della Via del Babuino, che corre tra Piazza di Spagna e il Vicolo di Alibert, e che perciò, popolarmente, si chiama tuttora il Cavalletto: poi, in Piazza del Popolo. E con quest’ultimo luogo, meglio che col tratto del Babuino, va d’accordo uno scherzo di quel capo ameno del Giraud, che in una lettera da Bologna, del 5 giugno 1829, al suo amico Giuseppe Pulieri, il quale abitava nel proprio palazzo (V. nota 2), fece la soprascritta così: All’Ill.mo Sig.e — Il Sig. Avv.o Pulieri — Fra la Corda e il Cavalletto — Roma. Il che però non vuol dire che nel 1829 si desse ancora la corda; ma bensì che esisteva ancora quel largo in cui si era data, e sul quale, come può dedursi anche dal sonetto: Lo spiazzetto ecc., 12 nov. 35, fu poi alzato quel pezzo della casa Balestra, che ora fa angolo tra il Corso e la Frozza.]      8 Sputi di sangue. Metafora presa dal riserbarsi che talora fa il Papa de’ Cardinali in petto, per pubblicarli in tempo avivenire. Fare i cardinali, vale: “sputar sangue.„      9 Starci.