Apri il menu principale

Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/27


avvertimento. 9

In terzo luogo, non si saprebbe comprendere come comparendo egli solamente in forma d’invitato, e per straordinaria occasione, nel seno dell’Accademia, non solo non facesse motto di tale circostanza, ma se la passasse con tanta disinvoltura quanta dimostrano le parole colle quali conchiude la prima parte del suo ragionamento, rimettendone, di proprio arbitrio, il seguito ad altro tempo; e le parole son queste: Resterebbeci ora da vedere l’opinione del Vellutello, e poi le ragioni che per l’una e per l’altra opinione addur si potrebbono; ma perchè il discorso sin qui avuto mi è riuscito più lungo assai che non credeva, per non tener più a tedio tanti nobilissimi uditori, trasferiremo il nostro ragionamento a tempo più opportuno.

Finalmente, e ciò val meglio d’ogni altro discorso, le parole stesse usate da Galileo in principio ed in fine di queste Lezioni ci sembrano lucidamente risolvere la questione senza bisogno di più studiati argomenti; avvegnachè egli dica in principio: Per ubbidire al comandamento fattoci da chi comandar ci può oggi, qui venuti siamo a tentare ec.; e conchiuda la seconda Lezione in questo modo: Ma perchè.... principale intendimento nostro è stato di dichiarare il sito e la figura dell’inferno di Dante, e insieme difendere l’ingegnoso Manetti dalle false calunnie ingiustamente sopra tal materia ricevute, e massime perchè non lui solo, ma tutta la dottissima Academia pungevano, alla quale per molte cagioni obbligatissimo mi sento; avendo, per quanto la bassezza del mio ingegno mi concedeva, dimostrato quanto più sottile sia l’invenzione del Manetti, porrò fine al mio ragionamento1.

Detto dell’occasione e dell’epoca di questi scritti, passiamo a

    tenuto alla scorta infedelissima del Nelli, laddove il Fabbroni, nella sua storia dello Studio Pisano, avrebbe potuto assai meglio rischiararlo intorno a ciò.

  1. Non per risuscitare l’acerba guerra già infierita alcuni anni sono, ma per sola soddisfazione dei filologi d’italiano (come dice il Giordani), ci piace avvertire, in occasione della surriferita citazione, che Galileo in queste due Lezioni scrive costantemente con una sola c le parole Academia ed Academico.
Galileo Galilei. — T. XV. 2