Pagina:Luigi di San Giusto - Gaspara Stampa.djvu/50

46 Luigi di San Giusto

Troppo brevi momenti! Il biondo amatore, sempre più stanco di quelle fiamme, si allontana spesso, e ritorna al suo castello di S. Salvatore, sordo alle preghiere di Anassilla, che invano si lamenta e si rivolge alle luci di lui:

Quando fia che vi vegga un dì pietose
e duri la pietà vostra, e non manchi
tosto, come le lievi e frali cose?

O non fia, lassa! mai; o saran bianchi
questi crin prima; e quei sensi amorosi,
accesi or sì, saranno freddi e stanchi.

Ma egli la invita nel suo castello di S. Salvatore, (doveva essere nella primavera del 1549) e là, nella presenza dolce e continua dell’amante, fra le lusinghe della bella natura, e la libertà della campagna, Gaspara è nuovamente felice!

Ella lascerà incisa in qualche scorza d’albero la memoria di tanta cortesia, quando sarà costretta a partirsi da quel luogo di delizie, e sente che la sua fiamma cresce ancor più e che

più che altrove qui s’ama e desia!.

E ahimè! ella è pur costretta a ritornare a Venezia, dopo il breve soggiorno a Collalto, e a lasciarvi l’amante, il quale non ha potuto o voluto seguirla. Ella, in un sonetto, lo supplica almeno di esserle pietoso; ma non lo spera, dice, perchè troppo è avvezza a essere trattata con crudeltà. Egli le risponde, invitandola a