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rabbuffare — rabbuffo. 383


ma dalla Francia, dove lo troviamo usato primieramente dal Buffon verso la metà del secolo scorso. Deriv.: quarz-ifero-oso.

R

Rabbuffare, scompigliare, avviluppare disordinatamente capelli, peli e simili (Jacopone, Dante, Boccaccio). Il Caix vede in questo vb. una metatesi di vb. baruffare, che presenta precisamente il senso di rabbuffare nell’ant. ven. borfolu da baruffoluto. Analoghi signif. riscontriamo poi in com. baruf, ciuffo di capelli, lad. barufar, arruffare, e fr. ébouriffer. A base poi di it. baruffare e fr. ébouriffer il Caix pone: aat. biroufan, strappare, svellere composto di prep. bi = bei, e di aat. roufan, raufan, roufen, mat. roufen, reufen, roifen, tm. raufen, tirare, svellere, strappare. Questo vb. avrebbe adunque la stessa rad. che esamineremo sotto Raffare. Deriv.: rabbuffato.

Rabbuffo, bravata fatta con parole minaccevoli (Varchi, Ercol.; Lib. Son.; Davanzati). Questa voce non ha corrispondenze nelle altre lingue rom.; e il Caix notò molto bene ch’essa è affatto distinta da vb. rabbuffare. Ha però per base anch’essa un vb. ger. foneticamente vicino a quello da cui proviene il vb. precedente, cioè aat. biruofan, piruofan, donde mat. beruofen, berüefen, berüefen, tm. berufen, sgridare, rimproverare, provocare. Anche qui si sarebbe passato da aat. biruofan (e forse da mat. berüefen, giacchè non è inverosimile che un tal nome che in it. appare assai tardi, entrasse dal mat. mediante il linguaggio militare), all’attuale rabbuffo con una metatesi, come nel caso del vb. precedente.

Rada, spazio di mare difeso dai venti fra le terre e i contorni delle coste, dove le navi possono gettar l’àncora (Magalotti). Secondo il Tommaseo è francesismo, ma assai usato in Toscana. Entrò in Italia verso la fine del sec. 17º o sul principio del 18º: in Francia invece, a detta