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318 marchio — marco.


tendere giudicando e commentando, tenere in mente, condannare biasimando; notare, munire d’un segno; tm. merken, segnare, notare, porre mente, accorgersi, scorgere. Di qui afr. merchier, mercher, designare. Deriv.: marchia-no-tore-tura.

Marchio1 segno, contrassegno, (Serdonati, Stor. 1, 2; Lippi, Malm.). Forma una cosa sola con marco1, seppure non s’è svolto dal vb. marchiare. Ad ogni modo spetta sempre allo stesso ceppo ger. L’ipotesi che provenga dal marculus di Plinio non si può accettare; giacchè marculus vale “martello”, dove prevale il concetto di “battere” come scorgesi in vb. fr. marcher, it. marciare; laddove in marchio domina quello assai diverso di “segnare, notare”. Poi il l. marculus, che fra le altre cose è questione se non si debba leggere martulus, è ad ogni modo rarissimo; nè si può ammettere facilmente che desse origine ad un nome così comune come marchio. V. Marco1.

Marchio2, romano, peso della stadera (Stat. Pistoi.). È voce sorella di marco2, il che costituisce una ragione di più per confermare che anche marchio, segno, contrassegno, non ha che fare con l. marculus, ma ha la stessa rad. ger. di marco1.

Marchione, marchese. Dalla forma aat. marchia, sorella di marcha, si formò il sost. bl. marchio-nis, di signif. uguale a marchese, che troviamo prima di marchensis, cioè all’anno 786 nella Vita Ludovici, e in altri documenti citati dal Ducange alla voce Marchio. Come s’è già detto (v. Marchese), il Marchio non uscì dal bl. per entrare in nessuna delle lingue romanze.

Marco1 contrassegno, impressione da marcare (M. Villani, 6, 72; Stat. Sunt. Pist.). È la stessa voce che marca2 e che marchio. Ora non s’usa più in questo senso, e prevale l’uso di marchio1.

Marco2 sorta di peso e di moneta antica (Tav. Rit., Sacchetti). Immediatamente è dal bl. marca che ricorre