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del Bove165. Nè qui voglio tacere un fatto egregio, il quale sebbene, piuttostochè alla religione, appartenga alla carità del prossimo, merita a parere mio che ne sia preso nota; nel paese, che già fu di Francia, padre fecondo di cose buone come di ree, il tragedo Crebillon costumò coi Cani nella stessa guisa di San Vincenzo di Paola co’ fanciulli, imperciocchè quanti gli capitassero per la via randagi, senza pane nè tetto, tanti ne raccoglieva e amoroso allevava. Interrogato un giorno, per qual consiglio si circondasse di Cani e i fanciulli preterisse, rispose breve ed arguto: — conosco l’uomo166. E segnala, che in fè di Dio ne vale il pregio davvero, Alessandro magno, per amore di Giunone, così tenne sacri Pavoni, che con pubblico bando promulgò, chiunque l’ammazzasse, di mala morte avrebbe dovuto morire. Anche nel reame di Angola, i sovrani proseguono con riverenza del pari solenne il Pavone, dacchè colui che ardisce di toccargli una piuma della coda (pensa, che cosa sarebbe se gliela strappasse!) senza cerimonie è segato in due167. Per verità io non posso tacere di una voce che corse su questo proposito, e fu che la tenerezza regale pei Pavoni nascesse da volere sua Maestà mangiarli tutti per se; donde poi certo frate toscano tristo e mascagno per tre bargelli trasse materia per isbottonare una sua