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DELLE DONNE 209

ed elevato modo di intendere il bello, l’amore, e i pregi delle donne, che già da secoli erasi immedesimato col temperamento intellettuale e morale della nazione. Quel sublime concetto di Platone, che fa dell'amore un impulso e una forza, da cui è retto l'universo intiero, e che nei diversi gradi dell’essere muta forma e dignità, salendo da un infimo ad un altissimo che nulla più in sé contiene di materiale né di finito, ebbe una singolare attrattiva per le menti degli italiani, e specialmente dei toscani, che già vi erano più di tutti gli altri popoli disposti da quella loro peculiare finezza di sentire e di intendere. E così venendo a concorrere l’indirizzo della filosofia colle tendenze e colle tradizioni del popolo, queste ne ritrassero naturalmente novella vigoria e maggiore raffinamento. Il platonismo è stato indubbiamente uno dei principali fattori della moderna civiltà italiana. Come esso sia riuscito ad infiltrarsi poco alla volta nella stessa opinione volgare, specialmente nell’argomento delle relazioni fra i due sessi, ce lo additano non pochi modi di dire comune, il cui significato e la cui origine non si possono

    troppo leggermente la vita monastica (p. 207 e seg.). — Della istruzione delle donne egli non è troppo tenero, e neppure del leggere e dello scrivere (ib., p. 31). In compenso egli vuole che le donne di ogni stato sappiano ben dirigere le faccende domestiche, compreso «ciascun comune e sottile cucinare», portando la buona ragione «che quelli è che si fa ben servire, lo qual sa come si fanno i servigi» (ib., p. 29). — Né meno egli esalta nelle donne la sobrietà del mangiare e del bere (p. 67). — Quale opinione abbia poi il Barberino circa la dignità del sesso femminile, si raccoglie da un passo (p. 342), dove il paragone fra il fango di Adamo e la costa donde fu tratta Eva, e la creazione dell’uomo fuori del Paradiso, della donna dentro a questo, è anteriore di quasi tre secoli a Cornelio Agrippa (V. sopra p. 61). Soggiunge poi: «debile non fu fatta per essere signoreggiata, ma perchè non le bisognasse tanta forza, poiché con sottigliezza sa vincere» (p. 343). «Nell'uomo ogni vizio maggiore, nella donna ogni vizio assai grande. L'uno e l'altra necessari al mondo» (p. 344). — Come del resto sentisse la bellezza femminile anche questo fiorentino contemporaneo di Dante Alighieri, si rileva dalla seguente descrizione: «Vedi come le rispondon le membra, veda cavelli amorosi, vedi occhi vaghi, vedi andatura onesta, vedi come fa i passi eguali, vedi come saluta vezzosamente, vedi ghirlanda stare, vedi cintura a punto, vedi peducci delicati, vedi come va in sulla persona, vedi man da baciare» (p. 130).

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