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si può chiamare diplomatico, In lode di fra Domenico Petrolo, «e che veramente si deve dire di sollecitazione a ritrattarsi» dalle pericolose rivelazioni, alle quali si era abbandonato; il che fece con deposizione del 29 gennaio, ma per poco tempo, perché subito dopo si rimangiò la ritrattazione (Am. T. C., loc. cit.).

Alla fine di gennaio si può collocare il sonetto Di sé stesso entrato poi anche nella Scelta (n. 61). È vero che il Ponzio gli mise il titolo: Di sé stesso subito fu preso; ma questa erronea indicazione cronologica non è plausibile (Am. T. C., II, p. 91). Probabilmente dei primi di febbraio, dopo il primo esperimento della tortura, è l’invocazione Alla beata Ursula.

Tra la fine di febbraio e la prima metá di marzo sono da collocare il sonetto di ringraziamento al suo avvocato di ufficio, i due in lode di fra Pietro Presterá, i tre in lode di fra Dionisio Ponzio (vedi pp. 226-29); tra la fine di marzo e i primi di aprile il sonetto complessivo in lode dei Ponzio e quello a papa Clemente ViIII (vedi pp. 229-30 e cfr.Am. T. C., II, pp. 96-97).

Secondo periodo: Poesie scritte tra il maggio 1600 e il settembre 1602 (il «periodo della pazzia»). Si può dividere a sua volta in due periodi minori:

A) Dal maggio 1600 al 2 agosto 1601 (la data della scoperta del Ms. Ponzio)-, fu il tempo in cui ricominciò a mettere mano ad opere in prosa di lunga lena, componendo o piú probabilmente ricomponendo la Monarchia di Spagna.

La produzione di questo tempo è abbondante, ma di scarsissimo valore artistico. La ragione si trova nel fatto che sono quasi tutte poesie di occasione dettate da necessitá pratiche al povero prigioniero bisognoso di aiuti e protezioni, oppure scritte a freddo secondo lo stile barocco giá di moda. Buona parte sono scritte in lode di funzionari della prigione e loro famiglie; altre scritte per commissione di Francesco Gentile; altre erotiche in persona propria, religiose e di argomento vario.

Sono da porre qui i tre «sonetti profetali» passati nella Scelta coi nn. 50, 51 e 53, i quali, insieme con gli altri due del periodo precedente (vedi sopra) sarebbero i frammenti dei «ritmi profetali » ricordati dal poeta. Intorno al n. 53 l’Amabile ha cercato d’indovinare chi fu colui che con le sue insistenze provocò la risposta del Campanella, ed ha creduto di poterlo individuare nel compagno di carcere Felice Gagliardo (Am. T. C., II, p. 280).