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TESEO

CHE UCCIDE

IL CENTAURO




gruppo colossale in marmo


XXIV.

Superba mole, meraviglia a vedersi, il gruppo colossale di Teseo vincitore del Centauro arresta i nostri sguardi, e desta la nostra ammirazione. Il figliuolo d’Egeo è sculto nella più fortunata attitudine, onde far mostra di tutta la nobilissima sua persona; ed è sculto in quel punto breve e felice dell’età, in cui sviluppato e cresciuto in ogni sua parte il vigore delle membra, l’uomo comparisce in tutta la pompa della bellezza e della forza a cui l’ha destinato la Natura . Egli si presenta di faccia, e solo mostra di profilo la magnifica testa, tenendola rivolta verso il Centauro che gli giace accosciato a sinistra. Un elegante elmetto gli adorna il capo, senza imprigionar i capelli che gli cadono leggiadramente sulla fronte. Nel braccio sinistro sostiene un lungo pallio; [p. 71 modifica]e con la destra mano alzata impugna una poderosa clava pronta a rovesciarsi sopra il già atterrato inimico. Con la sinistra lo tiene afferrato per il collo, e lo stringe. Teseo si puntella con la punta del piede destro; e col ginocchio opposto, rinvigorito dalla forza del piede che calca sopra la gamba stesa per l’innanzi del Mostro, gli preme il torso in quel Sito appunto, ove, con meravigliosa e quasi naturale connessione, finisce la belva ed incomincia l’uomo. Il Centauro sculto pure di bellissime gigantesche forme, e tutto in esse spirante gran vigoria d’esistenza, porta espresso nella sua dolentissima fisionomia il dolore, ed il terrore dell’inevitabile destino che lo aspetta. Egli fa uno sforzo si naturale, sì vero con le due gambe di dietro violentemente e meravigliosamente raccorciate, pur per tentar di rialzarsi, che quasi quasi obliando la pietra, di vederlo a balzar su già t’aspetti. Con la sinistra mano fa forza contro la terra per sostenersi, e con l’altra afferra il sinistro braccio del suo inimico, onde tentar di togliersi dal collo quella mano fatale che lo stringe e lo soffoca. Mentre gli spettatori si sentono a quella vista commossi, Teseo tranquillo guarda il Mostro con immota fisionomia, senza sdegno alcuno, senza alcuna compiacenza, e qual Eroe avvezzo a riportare simili e maggiori trionfi .