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Libro I - Capitolo XVI

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Dante Alighieri - Monarchia (1312)
Traduzione dal latino di Marsilio Ficino (1468)
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Come quello che ·ssi può fare per uno, meglio è a ·ffarlo per uno che per molti.

Item, quello che ·ssi può fare per uno, meglio è a ·ffarlo per uno che per molti. Questo così si dichiara: sia uno pel quale alcuna chosa si può fare et abbia nome A; e ·ssieno più cose per le quali similmente si possa questo fare e chiaminsi A et B. Adunque se quel medesimo che ·ssi fa per la A et B si può fare per la A sola, invano vi si assumme el B, perché per la assuntione sua nulla seguita, potendosi fare questo per la A solo. Però tale ag[i]unsione è vana et superfua, et hogni superfuo è inimicho a Dio et alla natura, et quello che dispiace a ·ccostoro è male: onde seguita che non solo è meglio fare per uno quello che ·ssi può, che per due, ma etiandio che ·ffare per uno è bene et per più è male. Item, la cosa si dice migliore per l’essere più propinqua allo hottimo; el fine ha natura d’ottimo, e ·ffare per uno è più propinquo al fine: adunque è meglio. E ·cche sia più propinquo, così è manifesto: sia el fine C, et el fare per uno sia A, e per due A et B. è manifesto che più lungha via è da la A per B in C, che dalla A solo in C. Ma la generatione humana si può reggere per uno prencipe. Per la qual cosa è da considerare che quando si dice che ’per uno supremo prencipe si può governare’, non s’intende che qualunque minimo g[i]udicio in qualunque villa possi da quello uno sanza mezo disporsi, conciosiaché ·lle leggi municipali alle volte manchino, et abbino bisognio di corretione, come dice el Filosafo nel quinto A Nicomaco, dove comenda Enpedocle. Inperò che ·lle nationi, regni et ciptà hanno tra loro certe propietà, per le quali bisognia con diferenti leggi governare: perché la legge è regola che diriza la via. Altrimenti conviene regholare gli Isciti, che vivono fuori del settimo clima et hanno molta inequalità di dì et di nocti e ·ssono da intollerabile fredo hopressati; et altrimenti e Garamanti, che abitano sotto lo equinotio e senpre hano la luce equale alla notte, e non possono per gran caldi patire vestimenti. Ma debbasi così intendere: che la humana generatione, secondo le comuni reghole che ·ssi convenghono a tutti, sia regholata dalla monarchia, et per la reghola comune sia a pace condotta. La quale reghola et legge debbono e principi partichulari dal monarcha ricevere, come lo intelletto praticho a fare concrusione d’operare riceve la propositione maggiore dallo intelletto speculativo, e ·ssotto quella ag[i]ugnie la partichulare che è propia da ·llui, et particularmente alla hoperatione conchiude. E questo non solamente è possibile a uno, ma è necessario che da un solo proceda, acciò che ogni confusione dalli huniversali princìpi sia tolta. E questo essere fatto da Cristo scrive Moysè nella legge, el quale, assunti e principali de’ tribù de’ figliuoli d’Isdrael, lasc[i]ava loro e g[i]udìci inferiori, riserbando a ·ssé e supperiori et più comuni, e quali comuni usavano e principali pe’ loro tribù, secondo che a c[i]aschuna tribù si convenia. Adunque è meglio la humana generatione si governi per uno che per molti; e ·sse quello che è meglio è più accepto a Dio, conciosiacosaché ·dDio senpre voglia quello che è meglio, è rag[i]onevole che sia a ·dDio acceptabilissimo el governo d’uno. Però la humana generatione hottime viverà quando sarà da uno governata; e così è necessaria la monarchia al bene essere del mondo.