Medea (Euripide - Romagnoli)/Quinto stasimo

Quinto stasimo

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Euripide - Medea (431 a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1928)
Quinto stasimo
Quinto episodio Esodo
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Tragedie di Euripide (Romagnoli) II-0085.png

coro

Strofe I
O Terra, o fulgidissimo
raggio del Sole, a questo suol volgetevi,
mirate questa sciagurata femmina,
prima che avventi l’impeto
della morte sanguinea
sui figli suoi. Dell’aurea progenie
tua son germoglio; ed uom che versi l’ícore
d’un Dio, dei Numi la vendetta pròvoca.
Ma tu reggila, frenala,
raggio divin: tu scaccia dalla casa
la sanguinaria Erinni, cui lo spirito
della vendetta invasa.

Antistrofe I
Invano, dunque, i pargoli
generasti alla luce: spersi ed írriti
i travagli materni andaron, misera,
che l’inospite tramite
delle azzurre Simplègadi
abbandonasti. Or, che t’invade l’animo
cura sí grave? A che, furia d’eccidio

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segue a furia d’eccidio? Il consanguineo
contagio infesto agli uomini,
pena al misfatto ugual sovressi i rei
desta, che su le lor case precipita,
per voler degli Dei.
Dal di dentro si odono i disperati urli dei bambini.

coro

Strofe II
Odi dei figli la querula voce?
Ahi, temeraria, ahimè, donna feroce!

figlio I

Ahi, dove sfuggo alla materna mano?

figlio ii

Non so: perduti siamo, o mio germano.

coro

Bisogna i figli salvare da morte!
Varchiamo le porte!

figlio i

È questo il punto. Accorrete, accorrete!

figlio ii

Già già del ferro ci avvince la rete!

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coro

Ahi, scellerata, di ferro, di roccia
sei, che i tuoi figli, i tuoi stessi germogli,
con la tua mano di vita li togli?

Antistrofe II
Sola una donna dei tempi lontani
so, che sui figli avventasse le mani:
Ino1, dai Numi resa folle, quando
dalla casa Era via la spinse in bando.
E giú nel mare, poi ch’ebbe trafitta
la prole, si gitta:
i suoi piedi spingeva oltre la riva,
e lei la morte e i due figli ghermiva.
Quali altri orrori seguire potrebbero?
O delle femmine nozze funeste,
quanti ai mortali già lutti adduceste!

Tragedie di Euripide (Romagnoli) II-0093.png

Note

  1. [p. 335 modifica]La leggenda narra che Ino e il marito di lei Atamante impazzirono per l’ira di Giunone contro loro, che avevano allevato il fanciullo Diòniso. In conseguenza di tale pazzia, uccisero i loro figli: Atamante uccise il maggiore, Learco, e Ino precipitò col minore, Melicerta, nel mare. Qui per altro Euripide allude a un’altra versione della leggenda, secondo la quale Ino avrebbe, prima di gettarsi in mare, uccisi i suoi figliuoli, come aveva fatto Medea.