Medea (Euripide - Romagnoli)/Quarto stasimo

Quarto stasimo

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Euripide - Medea (431 a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1928)
Quarto stasimo
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coro

Strofe I
Piú non ho speme che vivano i pargoli,
non piú: ché già verso la morte muovono.
Riceverà, riceverà la misera
sposa, dono fatal, l’auree bende.
Già per cingere il funebre
ornamento alla sua bionda cesarie,
la mano ella protende.

Antistrofe I
Essa vaghezza certo avrà di cingere
gli ambrosii raggi che dai pepli fulgono
e dall’aurea corona; e già per gl’Inferi
si fa bella: in tal rete ella cadrà,
in tale fato, o misera,
esiziale: ché sfuggire all’ultima
rovina non potrà.

Strofe II
E tu, tristo sposo, di principi perfido genero,
ignaro, conduci a sterminio
la vita dei figli, ed orribile

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alla sposa prepari una morte.
O misero, male prevedi la sorte!

Antistrofe II
Ed ora te, madre infelice, compiango, che ai pargoli
la morte darai. Ne fu causa
il letto di nozze: ché l’empio
tuo sposo, che t’ebbe tradita,
ora ha con un’altra comune la vita.